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Bari d'accento  10  - Boemondo I d'Antiochia    Pietro Ravanas
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Falconieri, Ezio

Bari d'accento 10 - Boemondo I d'Antiochia Pietro Ravanas

Youcanprint, 03/03/2015

Abstract: Boemondo col padre Roberto il Guiscardo, contribuirono alla conoscenza della Puglia nel mondo.Ravanas, invece, molti secoli più tardi, contribuì al migliorare il benessere dei pugliesi, e dei baresi in particolare, sviluppando l'olivicoltura di pregio, vanto della regione.Entrambi non nacquero a Bari, ma sono ritenuti baresi d'accento.

Preistoria e storia di Sardegna- Volume secondo- dal Periodo Romano ai Giudicati
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Atzeni, Sergio

Preistoria e storia di Sardegna- Volume secondo- dal Periodo Romano ai Giudicati

Youcanprint, 18/09/2014

Abstract: "Preistoria e Storia di Sardegna" è un'opera completa divisa in tre volumi che offre l'opportunità di conoscere in modo semplice ed approfondito la lunga storia dell'isola con decine di fotografie, ricostruzioni e tabelle. Questo secondo volume parte dal periodo romano che ha influenzato per secoli l'isola dal punto di vista sociale e linguistico fino ai regni Giudicali: l'età storica più importante della Sardegna contraddistinta da una vera autonomia politica ed economica.Nell'ambito del periodo romano l'autore dà particolare rilievo alla figura di Sant'Efisio, il martire al quale è dedicata l'importante e originale processione del primo maggio con la sua statua e migliaia di figuranti in costume che sfilano per le vie di Cagliari tra ali di folla quando inizia il pellegrinaggio verso Nora, luogo del supplizio del santo.Il periodo giudicale è descritto con ampi capitoli con dovizia di particolari e la storia di tutti i giudici che hanno regnato nei quattro giudicati: Calari, Arborea, Torres o Logudoro e Gallura.Il volume esamina inoltre, con dovizia di particolari, il momento della nascita di questi regni Giudicali, ancora avvolto nel mistero, tentando di dare delle spiegazioni logiche che giustifichino la loro creazione. Ampio spazio è riservato anche al periodo Vandalico quando l'isola cadde sotto il controllo del temibile popolo barbarico che espugnò e saccheggiò Roma. Importanti pagine descrivono la Sardegna sotto i Bizantini con le loro peculiarità e la loro esosa amministrazione, con la chiesa isolana che risentì del rito orientale nonostante l'autocefalia e la dichiarazione di dipendenza da Roma.

Napoli, fine di un Regno antico
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Parabita, Enzo

Napoli, fine di un Regno antico

Youcanprint, 14/12/2012

Abstract: La cronaca, l'economia, la politica, la società ed il costume negli ultimi anni prima del crollo del regno delle Due Sicilie.Ricerche storiche, cronistoria e commenti sugli ultimi anni del regno dei Borbone a Napoli, ricostruiti sulla base delle"Memorie di Raffaele DE CESARE - La fine di un Regno (Napoli e Sicilia) e Ferdinando II"

Niema Klieba
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Sabatini, Antonio

Niema Klieba

Booksprint, 12/03/2012

Abstract: Chi credeva pregava, confidando di essere ascoltato ed esaudito, chi di fede non ne aveva, alla fine, di fronte all'impotenza di contrastare certi avvenimenti e persa ogni speranza, cercava di riallacciare quel rapporto con Dio quasi aggrappandosi a Lui come all'ultima ancora di salvezza.

Georgiana Masi e la primavera di piombo
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Maori, Andrea

Georgiana Masi e la primavera di piombo

Youcanprint, 13/05/2014

Abstract: L'autore ricostruisce gli incidenti che avvennero a Roma nel maggio 1977 riportando e commentando documenti inediti della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza. Al centro di quel tragico mese di primavera sta la vicenda di Giorgiana Masi, uccisa il 12 maggio al termine di una manifestazione convocata dal Partito Radicale Dalla ricerca emergono storie di brutalità, di disperazione e di cupezza del mondo giovanile e molte omissioni sull'uso della violenza da parte delle forze dell'ordine.

La popolazione di Solignano e la sua chiesa
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Bocelli, Gabriele

La popolazione di Solignano e la sua chiesa

Booksprint, 27/02/2013

Abstract: La memoria degli avvenimenti è un filo molto esile che ci tiene legati al passato personale, a quello della famiglia da cui discendiamo, a quello della società civile di cui facciamo parte ed a quello della comunità di fede nella quale si riconoscevano i nostri antenati e nella quale ancora oggi molti si riconoscono. Dal momento che nel passato si possono trovare le radici, le cause remote e le spiegazioni degli eventi di oggi, la conoscenza del passato aiuta a meglio comprendere il presente e ad orientarsi nella realtà che ci circonda. Questo volume è stato preparato per conservare la memoria di vicende, usi e costumi della popolazione di Solignano che rischiavano di rimanere nascosti o di andare perduti. E' il tentativo di mettere a disposizione di tutti una piccola parte dell'enorme patrimonio di testimonianze storiche e documentali che, custodite negli archivi, non erano mai state riportate alla luce e risultavano sprofondate nell'oblio del tempo. Il volume è dedicato soprattutto ai giovani di Solignano affinché possano colmare il vuoto di conoscenze che esiste tra il loro presente ed il passato storico del loro paese, perché possano riscoprire i rapporti tra la loro storia famigliare e quella della comunità in cui vivono, ed, infine, affinché possano, facendo tesoro dell'esperienza delle generazioni che li hanno preceduti, costruire le basi del loro futuro.

1860 - La Stangata
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Del Vecchio, Francesco

1860 - La Stangata

Libellula Edizioni, 01/02/2012

Abstract: I tasselli essenziali del "puzzle" della storia unitaria inseriti correttamente al loro posto, attraverso le testimonianze dei protagonisti, la freddezza della logica, la conoscenza dei fatti e la passionalità del narratore. La creazione di uno stato federale che fu proposta da Cattaneo e dai Borbone, avrebbe costituito l'unica possibilità di realizzare una vera unità della penisola, nel rispetto delle diversità culturali, economiche e territoriali.Non a caso, fu immediatamente scartata dagli indebitatissimi Savoia e Cavour e dai "fondamentalisti" Mazzini e Garibaldi, tutti "pilotati" dalla massoneria inglese. Oggi quella proposta può ancora tornare buona ma solo a condizione di ripristinare la verità storica e riequilibrare la bilancia del dare e dell'avere . Riecheggia nelle pagine di questo vero e proprio "Bignami della contro storia risorgimentale" il vero grido di dolore di un popolo umiliato dalle infamie di chi rese possibile l'invasione coloniale del 1860, quella che solo la storia uffi ciale continua a defi nire: Risorgimento e che anziché unire deluse l'universale aspirazione unitaria delle popolazioni italiche.

Memoriale sulla Sardegna (1799)
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Angioy, Giovanni M. - Onnis, O. (a cura di) - Omar Onnis

Memoriale sulla Sardegna (1799)

Condaghes, 23/04/2015

Abstract: Il "Memoriale" che qui si presenta e si traduce, in lingua italiana e sarda, raccoglie le memorie inviate da Giovanni Maria Angioy al Governo francese nel corso del 1799, allo scopo di sensibilizzarlo verso la causa rivoluzionaria sarda e chiederne l'aiuto militare per liberare la Sardegna dai Savoia e dal regime feudale. Notazioni storiche, descrizioni geografiche, suggerimenti tattici e ragguagli finanziari sul Regno di Sardegna si susseguono tra le pagine redatte da Angioy, facendo trasparire tutta l'urgenza e il fervore ideale che lo animavano. Come tale, il Memoriale si rivela una preziosa fonte di notizie storiche e un documento fondamentale tanto per gli "addetti ai lavori", quanto per gli appassionati di Storia e per il grande pubblico. Getta inoltre una viva luce sugli avvenimenti di cui G.M. Angioy fu protagonista o testimone, contribuendo a restituire a quell'intera epoca tutto il senso politico e ideale che la animò, chiamandoci per altro ancora in causa. La Rivoluzione sarda è un nodo storico fondamentale, non solo del nostro passato, ma anche del nostro presente. Scoppiata subito dopo il fallito tentativo francese di occupare la Sardegna, abbracciò un lungo periodo, tra 1793 e 1812, con un grande intreccio di fatti e personaggi memorabili. Il cosiddetto "triennio rivoluzionario" (1794-1796) costituì il suo momento topico, col tentativo radicale di sottrarre la Sardegna al regime feudale. A questi anni seguirono la repressione del governo sabaudo (il cui braccio armato furono la nobiltà e una parte della borghesia sarda), una situazione di disordini permanenti nelle campagne e i reiterati tentativi di riaprire la partita, vanamente attuati da compagni e seguaci dell'Angioy. Con la repressione dell'ultimo di questi piani – la cosiddetta "congiura di Palabanda", autunno 1812 – la spinta rivoluzionaria si esaurì. L'arresto, l'esilio e la morte degli ultimi leader, in un momento di drammatiche condizioni materiali della popolazione, stroncarono le energie della classe dirigente che aveva assunto la guida del possibile cambiamento storico. L'insuccesso della Rivoluzione sarda è il fattore decisivo della nostra Storia contemporanea, i cui sviluppi hanno conferito una precisa cifra politica e sociale, ancora attuale.

La nazione napoletana. Controstorie borboniche e identità "suddista"
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Di Fiore, Gigi

La nazione napoletana. Controstorie borboniche e identità "suddista"

UTET, 14/09/2015

Abstract: Fino alla firma della resa con l'esercito piemontese il 13 febbraio del 1861, per più di quattro generazioni la dinastia dei Borbone aveva regnato nell'Italia meridionale, Stato autonomo e indipendente che fu per sette secoli la "Nazione napoletana". Un Paese con una propria economia, una propria industria, un proprio esercito, un proprio inno nazionale; un Paese con valori riconoscibili, condivisi dai suoi abitanti, da Gaeta in giù. Per molti di loro, l'unità d'Italia rappresentò la fine del mondo che avevano conosciuto e nel quale si identificavano. In molti reagirono all'occupazione. Eppure, mentre di Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II si sa quasi tutto, pochissimi sono i libri che raccontano le storie degli ufficiali e dei soldati che scelsero di rimanere fedeli al Regno delle Due Sicilie e si opposero ai piemontesi. Uomini che dopo la sconfitta dovettero affrontare umiliazioni, processi e prigionie. Non erano tutti aristocratici o assolutisti: in tanti erano liberali, alcuni avevano combattuto nella Prima guerra d'indipendenza nel 1848 e condividevano il sogno di un'Italia federale; ma quasi tutti furono bollati come retrogradi, reazionari, sbandati, e cancellati dalla memoria comune. Le storie qui raccolte dallo studioso meridionalista Gigi Di Fiore restituiscono un Risorgimento "al contrario", visto e vissuto dalla parte degli sconfitti: storie di eroismo e coraggio, come quella di Francesco Traversa, morto sotto i bombardamenti durante il lungo assedio di Gaeta; storie di fede e determinazione, come quella del magistrato Pietro Calà Ulloa, l'ultimo capo del governo borbonico; storie di ribellione, come quella dei lavoratori dello stabilimento di Pietrarsa, che dettero vita alla prima rivolta operaia dell'Italia unita. Quello di Di Fiore è anche un viaggio in un passato che spesso appare ancora presente: gli insulti razzisti nelle aule di Palazzo Carignano, sede del primo parlamento italiano, non sono poi così diversi da quelli che a volte si ascoltano oggi a Montecitorio; così come i pregiudizi contro i cosiddetti "terroni" restano una costante dell'Italia almeno dall'epoca della sua unificazione, come testimoniano le parole di figure di spicco di quegli anni quali il deputato Mellana, il generale La Marmora o l'antropologo Niceforo. Dopo I vinti del Risorgimento Gigi Di Fiore ritorna sui nodi non sciolti di quello che è stato il Risorgimento al Sud: alla scoperta di che cosa significa oggi richiamarsi a un'identità "suddista", termine che l'autore libera da ogni connotazione negativa, rivalutando le radici culturali e storiche del Meridione. Per comprendere, una volta per tutte, che cosa è andato perduto con la nascita del Regno d'Italia.

Ho sentito Aldo Moro che piangeva
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Dantès, Edmond

Ho sentito Aldo Moro che piangeva

Imprimatur, 07/05/2013

Abstract: "Ho detto al presidente che gli uomini della sua scorta erano tutti morti. Punto. Non ho aggiunto altro. Credo di aver detto, per la precisione: "No, non si è salvato nessuno". E ho voltato di nuovo le spalle, piegandomi sulle ginocchia per andarmene da lì. Ed è stato allora, mentre mi infilavo nel buco per rientrare nell'appartamento, che l'ho sentito. Ho sentito Aldo Moro che piangeva". Questo documento apocrifo sugli ultimi 55 giorni di Prospero Gallinari con Aldo Moro può forse aiutare a comprendere meglio i misteri e i retroscena di un episodio destinato a modificare per sempre la fisionomia della Prima Repubblica. Lasciando in sospeso l'ennesimo interrogativo: e se le cose fossero andate proprio così? "Prospero Gallinari non era un uomo di lettere. Veniva dai campi ed era un rivoluzionario combattente, in nome del proletariato comunista. Proprio a lui toccò il compito, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978, di far da carceriere ad Aldo Moro, sequestrato dalle Brigate rosse dopo lo sterminio dei cinque uomini della sua scorta. Prospero Gallinari tenne un diario della sua irripetibile esperienza in un appartamento di Roma. Appunti e annotazioni, spesso farciti di svarioni grammaticali e di errori di ortografia. Venuto in possesso del documento, mi sono limitato, per così dire, a dargli una veste letteraria, rispettando scrupolosamente la sostanza del contenuto". Edmond Dantès Tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978 la storia d'Italia cambiò direzione. Aldo Moro, l'uomo politico più potente del Paese, venne prima sequestrato e poi assassinato dalle Brigate rosse. Ma come si viveva nell'appartamento che fu la prigione, per 55 giorni, del presidente della Democrazia cristiana? Che rapporto umano si instaurò tra lo statista e i suoi carcerieri, in particolare tra lui e Prospero Gallinari, il brigatista che non uscì mai dalla casa? È vero che una soluzione del dramma meno cruenta e meno crudele fu a portata di mano? Edmond Dantès è un profondo conoscitore dei misteri d'Italia.

Napoli habillée
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Ricci, Carolina - Muscariello, M. (a cura di)

Napoli habillée

Osanna Edizioni, 25/06/2013

Abstract: Sullo sfondo di una vicenda personale e familiare – la ventenne Carolina, del nobile casato dei Ricci di Macerata, nipote di Massimo D'Azeglio e pronipote di Alessandro Manzoni, scrive alla madre da Napoli, dove soggiorna tra il 1882 e l'83 in cerca di marito – Napoli habillée racconta l'altro volto della città: altro rispetto a quello presentato dal Fucini qualche anno prima nel suo Napoli a occhio nudo (PL14 in questo catalogo). Gli scenari di una città aristocratica affollata di salotti e teatri, la sontuosa vita mondana con i suoi percorsi ed appuntamenti obbligati (Toledo, il Teatro San Carlo ...), i fasti e i rituali di una nobiltà che, negli anni Ottanta, ancora credeva di abitare la fastosa capitale di un Regno.

La città di Matera negli anni del Pascoli - preside professori alunni del Regio Ginnasio-Liceo "Duni" (1882-1884)
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Caserta, Giovanni

La città di Matera negli anni del Pascoli - preside professori alunni del Regio Ginnasio-Liceo "Duni" (1882-1884)

Osanna Edizioni, 27/06/2013

Abstract: Ci sono diversi modi per leggere una realtà sociale. Si tratta di avere l'occhio attento a cogliere i riflessi che dell'intero si possono trovare nella parte. Il punto di vista, questa volta, è quello di una scuola – il Regio Ginnasio-Liceo "E. Duni" di Matera – che, nata all'indomani dell'unità d'Italia, nel 1864, come istituto municipale, diventò statale nel 1882. Vi arrivarono allora professori di altre regioni d'Italia, con altre esperienze e altra formazione, che, nelle loro relazioni, nelle loro lettere, attraverso la stessa fatica del loro adattamento, fecero emergere la realtà di un Sud, vissuto fino ad allora tra l'isolamento geografico e le angustie di un rigido schema sociale. Un preside, Di Paola, venuto anche lui da lontano, due volte fu chiamato a riferire sui professori del suo Istituto, appena divenuto statale. Ci fu anche chi riferì su di lui. Oggi, accade che c'è chi legga le relazioni sul preside Di Paola e del preside Di Paola su Giovanni Pascoli, Antonio Restori, Giuseppe Botti, Vittorio Benini, destinati a diventare protagonisti della cultura nazionale. E per mille sottilissimi fili, quasi impercettibilmente, grazie alla nuova scuola aperta a nuovi utenti, si delinea il volto di una comunità del Sud che, lentamente, e provvidenzialmente, si va aprendo al nuovo della nuova Italia.   SULL'AUTORE   Giovanni Caserta, noto per essere uno dei più aggiornati conoscitori della storia e della letteratura lucana, di cui ha costantemente colto le relazioni con il più vasto panorama nazionale, è anche autore di saggi su scrittori quali Dante, Ariosto, Manzoni, Collodi, Pavese ecc. Per i nostri tipi ha pubblicato una Storia della letteratura lucana (1993), Nuova introduzione a Carlo Levi (1996), Matera, nuova guida (2000), Viaggiatori stranieri in terra di Lucania Basilicata (2005), Giovanni Pascoli a Matera (1882-1884) (2005), Lettere provinciali (2011) e curato, con note e commento, l'edizione delle Rime di Isabella Morra (in A. Cambria, Isabella, 1996).

Nitti e il Mezzogiorno d'Italia
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Lerra, Antonio (a cura di)

Nitti e il Mezzogiorno d'Italia

Osanna Edizioni, 21/05/2014

Abstract: Gli Atti del Seminario di studi su Nitti e il Mezzogiorno d'Italia qui raccolti rappresentano un contributo di rilevante interesse, sia in direzione di una proficua analisi di una dimensione fondamentale nell'operare scientifico e politico-istituzionale nittiano, sia anche come indiretto concorso ad un' aggiornata messa a fuoco e all'approfondimento di alcuni degli aspetti e delle problematiche caratterizzanti per la storia del Mezzogiorno d'Italia, tanto più in rapporto ad una fase cruciale come quella coincidente con la produzione e l'attività di Nitti. Il cui fruttuoso lascito scientifico e politico istituzionale è stato di alimento e sollecitazione ad un intenso dibattito intorno agli indirizzi portanti della sua complessiva progettualità, per molti aspetti oggi ancora di significativa valenza ed attualità, in modo particolare rispetto ai persistenti bisogni del Mezzogiorno d'Italia, ma, ora, nel quadro di un contesto di più sensibile e larga attenzione, centrale e locale, per culture, politiche e istituzionali, di programmazione e pratica riformiste, come significativamente emerge dall'insieme degli apporti a questo volume.

Bartali. L'uomo che salvò l'Italia pedalando
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Turrini, Leo

Bartali. L'uomo che salvò l'Italia pedalando

Imprimatur, 21/05/2014

Abstract: Leo Turrini è nato a Sassuolo nel 1960. Da oltre trent'anni racconta per i quotidiani del gruppo Poligrafici i grandi eventi dello sport. Ha scritto le biografie di Enzo Ferrari, Michael Schumacher, Lucio Battisti. Per Imprimatur editore è uscito recentemente Senna. In viaggio con Ayrton. Va piano in bicicletta, ma ama moltissimo le storie, felici e tragiche, del ciclismo. Gino Bartali è stato amato come altri pochi campioni nella storia dello sport. Per la sua ruvida schiettezza di popolano e di toscano, per la sua capacità di soffrire, per la sua fede. Bartali uomo e Bartali campione. Questo libro racconta i successi, i misteri e le tragedie di una carriera durata un quarto di secolo: le 144 vittorie, le quasi mille giornate di gara, le memorabili arrampicate sulle Alpi e sui Pirenei. Rivela tutti i retroscena della lunghissima rivalità con l'amico-nemico Fausto Coppi; si sofferma sul celebre episodio della vittoria al Tour de France del 1948, poco dopo l'attentato a Togliatti: un successo sportivo che secondo l'opinione pubblica salvò l'Italia da una guerra civile; ricorda l'uomo che con straordinaria solidarietà mise a rischio la sua stessa vita per salvare quella di centinaia di ebrei perseguitati. Tanto popolare da essere coinvolto anche dal mondo dello spettacolo, Bartali si è meritato una delle più belle e conosciute canzoni di Paolo Conte, che ha saputo immortalare quei tratti – "quel naso triste come la salita, quegli occhi allegri da italiano in gita" – che ormai sono entrati nel mito. "Sono convinto che anche Fausto Coppi, quando ci ritroveremo in Paradiso, sarà d'accordo con me: il ciclismo di campionissimi ne ha avuti due, io e lui". Gino Bartali

Trecento giorni con il Generale
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Nievo, Ippolito - Vaccaro, A. (a cura di)

Trecento giorni con il Generale

Osanna Edizioni, 15/05/2013

Abstract: Pubblicate postume, queste sessantré lettere che l'Autore delle Confessioni d'un Italiano scrisse dalla Sicilia come volontario al seguito della Spedizione dei Mille, rappresentano oltre che una testimonianza degli affetti e del mondo privato di Ippolito Nievo, uno dei documenti più preziosi e originali di quanto è rimasto inesplorato o lasciato in ombra nei giorni che precedettero la conquista da parte di Garibaldi del Regno delle Due Sicilie. Tanto più preziose, a leggerle come vero e proprio testamento spirituale dello scrittore che da quella spedizione non tornò vivo. Il naufragio della nave che dalla Sicilia lo avrebbe condotto a Napoli lo inghiottì, trentenne, al largo delle coste campane nella notte tra il quattro e il cinque marzo 1861; e con lui inghiottì le carte dell'amministrazione contabile della Spedizione di cui egli era responsabile. Una tragedia – fatalità, attentato? – destinata a suscitare più di un interrogativo e a porsi come il primo mistero irrisolto della nascente nazione.

Prima delle colonie
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Bettelli, Marco (a cura di) - De Faveri, Cacilia (a cura di) - Osanna, Marco (a cura di)

Prima delle colonie

Osanna Edizioni, 15/03/2013

Abstract: Nella prima età del ferro, in Basilicata e nella Calabria settentrionale ionica si avvertono forti segni di cambiamento rispetto all'epoca precedente: accanto allo sviluppo di sistemi insediativi già esistenti sono documentate, infatti, nuove forme di occupazione del territorio, con scelte che privilegiano terrazzi pianeggianti in prossimità dei letti fluviali. Tali fenomeni sono connessi ad una notevole crescita demografica e ad un generale sviluppo economico. In questo quadro si inserisce, attorno alla metà dell'VIII sec. a.C., l'arrivo dei primi Greci sulla costa, i quali sicuramente ebbero un'influenza fondamentale nei decisivi processi in atto. L'analisi della ceramica matt-painted, attraverso la definizione di aree di produzione, circuiti di circolazione, modalità di consumo, consente di comprendere dinamiche socio-economiche proprie delle comunità indigene ma anche di rintracciare e interpretare complessi rapporti che iniziano ora ad instaurarsi tra centri locali ed elementi esterni. Sono i primi passi di un lungo processo che terminerà, nel secolo successivo, con la fondazione di colonie lungo tutto l'arco ionico.

Noi sognavamo un mondo diverso
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Storchi, Massimo - Nicolini, Germano

Noi sognavamo un mondo diverso

Imprimatur, 09/09/2013

Abstract: Germano Nicolini, il comandante Diavolo, oggi ha novantatré anni e vive a Correggio. Ragazze e ragazzi da tutta Italia raggiungono questo piccolo centro dell'Emilia per andare a trovarlo e parlare con lui di Resistenza, Liberazione, antifascismo, ma anche della crisi che minaccia le nostre speranze e dell'egemonia delle banche e dei capitali, che sembra ormai l'unico diktat di un mondo incapace di fermarsi a riflettere. Nicolini partecipa spesso alle manifestazioni e alle iniziative di piazza, parla alla sua gente, ricorda l'attualità della Resistenza e del suo significato. Questo libro nasce dalla volontà di raccogliere i suoi racconti, le sagge parole di un partigiano, per trasmettere il suo messaggio ai giovani, e non solo a loro. Germano Nicolini (Fabbrico, RE, 1919), ha partecipato da partigiano alla Resistenza con il nome di battaglia "Diavolo", guadagnandosi una medaglia d'argento al valor militare. Dopo la Liberazione è stato sindaco di Correggio. Arrestato nel 1947 con l'accusa — dimostratasi falsa dopo un processo durato fino al 1994 — dell'omicidio del parroco don Umberto Pessina, ha scontato da innocente dieci anni di carcere rifiutando le proposte di fuga all'estero. La sua figura è stata richiamata da artisti quali i Csi, i Modena City Ramblers, Ligabue. Massimo Storchi, storico, ha scritto diversi saggi su fascismo, cooperazione, lotte politiche e sociali nel dopoguerra in Emilia Romagna. È responsabile scientifico del Polo archivistico del Comune di Reggio Emilia. Con Aliberti ha pubblicato Sangue al bosco del Lupo. Partigiani che uccidono partigiani La storia di "Azor'; Il sangue del vincitori. Saggio sui crimini fascisti e ¡ processi dei dopoguerra (1945-1946); Il primo giorno d'inverno. Cervarolo 20 marzo 1944. Una strage nazifascista dimenticata, con Italo Rovali; Question time. Cos'è l'italia? e Il patto di Katharine. Gli strani casi di Dario Lamberti.

La Via Francigena
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Cecchetti, Raffaello (a cura di)

La Via Francigena

Pisa University Press Srl, 10/03/2014

Abstract: Da un autore che ha dedicato alla Via Francigena alcune opere documentate ed interessanti, è stato fatto notare (nel 1997) che nonostante l'importanza che questa ha avuto "nel medioevo per la vita economica e sociale della Toscana, la letteratura sull'argomento non si può certo dire imponente. Per lo più si è parlato della via, incidentalmente, nell'ambito di più ampi lavori di storia generale sul medioevo toscano, oppure, in una prospettiva storico-topografica, in articoli brevi o brevi note apparse in riviste di storia locale". Da allora, indubbiamente, l'interesse della via Francigena è aumentato, e così le pubblicazioni ad essa dedicate: alle prospettive storico-topografiche si sono aggiunti approfondimenti legati alla "via del pellegrinaggio" e valide iniziative per il recupero dei luoghi ad essa collegati, anche sotto il profilo del turismo "colto". Questo volumetto nasce però da una prospettiva assai diversa. Proprio perché i vari saggi sono stati redatti da studenti del mio corso di Sociologia Urbana nella Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa, l'ottica seguita è stata quella di operare una ricostruzione del "mondo" della Via Francigena, collegando la ricostruzione dei percorsi nel cuore della Toscana (da Lucca a Siena), con l'analisi di quanto ancora esistente sul territorio, e con una panoramica dei contesti urbani e del tessuto politico e sociale esistente nel XII-XIII secolo. Sotto gli occhi del lettore scorrono quindi i fotogrammi del vivere e produrre a Lucca, l'organizzazione dell'ospedale dell'Altopascio, i Vicari dell'Impero che governavano appollaiati nel nido d'aquila di San Miniato, ma anche i borghi della Valdinievole, l'incidenza del lago di Bientina nell'economia del territorio e quella specie di oasi salutare per i pellegrini che, anche allora, erano le acque termali di Casciana.

Il Diritto Nobiliare Oggi
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Cecchetti, Raffaello (a cura di) - Spagnesi, Enrico (a cura di) - Scarpa, Riccardo (a cura di)

Il Diritto Nobiliare Oggi

Pisa University Press Srl, 17/03/2014

Abstract: In un momento in cui si rinnovano gli studi relativi al Diritto Nobiliare Italiano, questo volume riporta gli atti del primo Convegno dedicato, appunto, al tema de "Il Diritto Nobiliare Italiano oggi" che si è tenuto a Tivoli nel 2012, organizzato dall'Istituto Internazionale di Diritto Nobiliare, Storia ed Araldica che riunisce studiosi della materia di tutta Europa. Le tematiche affrontate riguardano la disciplina della cognomizzazione dei predicati, alla luce della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione Repubblicana, la disciplina e la collocazione degli Ordini Cavallereschi nel sistema legislativo italiano e la qualificazione giuridica di quel particolare elemento di individuazione della persona che è lo Stemma, la cui genesi e il cui sviluppo storico si è storicamente intrecciato con l'origine dei cognomi in Italia. Completano il volume alcuni interventi fra i quali quello di sintesi.

Giacomo Matteotti-Scritti e discorsi vari
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Matteotti, Giacomo - Caretti, Stefano (a cura di)

Giacomo Matteotti-Scritti e discorsi vari

Pisa University Press Srl, 09/04/2014

Abstract: Con questo volume giunge a conclusione il progetto di pubblicazione delle Opere di Giacomo Matteotti, inaugurato nel 1983 e al quale Stefano Caretti ha dedicato la grandissima parte del suo impegno di studioso. E' dunque la sede più opportuna nella quale tentare un bilancio dei risultati conseguiti e dell'eco che l'iniziativa ha suscitato nella cultura italiana. La pubblicazione è frutto anche dell'impegno di un piccolo editore pisano, Luciano Lischi, dopo il rifiuto di tutte le principali case editrici nazionali, comprese quelle più vicine alla memoria e, anche, al vero e proprio culto della tradizione antifascista, presso le quali Giacomo Matteotti è purtroppo del tutto assente dai cataloghi. [Dalla premessa di Gianpasquale Santomassimo]