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Mondadori, 2025
Abstract: Tra il novembre 1925 e l'ottobre 1926, quattro attentati in serrata sequenza presero di mira Benito Mussolini. Progetti tirannicidi falliti che, paradossalmente, anziché agevolare il ripristino della democrazia e abbattere il regime fascista, si rivelarono decisivi per il consolidamento del potere del duce. Sulla base di fonti di polizia e di materiali conservati in archivi privati sinora inaccessibili, Mimmo Franzinelli non solo indaga in modo accurato la genesi e le dinamiche di ciascun attentato, ma ne restituisce la reale portata storica al di là di stereotipi e ricostruzioni romanzate. Di Tito Zaniboni, accusato di aver ordito l'«attentato» (le virgolette sono d'obbligo) del 4 novembre 1925, viene analizzata la contraddittoria personalità, guidata - come risulta dal ricco materiale biografico finora inedito - più da motivazioni di ordine esistenziale che politiche. Quanto invece ai tre tentati omicidi del 1926, la rigorosa ricostruzione dei preparativi e della loro esecuzione si accompagna a un'attenta analisi dell'impatto della «politica degli attentati» sulla situazione italiana, con l'accorta manipolazione propagandistica da parte del regime e la campagna per screditare oppositori ed esuli. Emergono così gli ostinati quanto velleitari sforzi dei settori più radicali del regime di ricollegare la mistica irlandese Violet Gibson a personaggi e ambienti dell'antifascismo, nonché il trattamento disumano riservato in carcere al militante anarchico Gino Lucetti. Fino al gesto di Anteo Zamboni, che fornì al regime il pretesto per l'approvazione delle «leggi fascistissime», la reintroduzione della pena di morte e la costituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato.
Moderators: Valentina Tosi
16 dicembre 2025 alle 11:19
Mimmo Franzinelli è attualmente il miglior studioso del periodo fascista, tema che mi interessa in modo particolare, tanto che piano piano sto leggendo tutti i libri dello storico bresciano, lavoro improbo perché la produzione è molto feconda e così accade che le uscite siano piuttosto frequenti (solo nel corrente anno Gli artigli del condor e Colpire Mussolini). L’ultimo, appunto Colpire Mussolini, che abbraccia un periodo che va dal 1925 al 1926, si focalizza su quattro attentati falliti contro Mussolini, analizzandoli in modo tutt’altro che superficiale, trattandosi di eventi determinanti a seguito dei quali vi fu l’inasprimento della dittatura fascista.
E’ indubbio che il lavoro preparatorio deve essere stato particolarmente gravoso, volto a chiarire ogni aspetto dei fatti, non limitandosi quindi alle cronache giornalistiche dell’epoca. E’ doveroso riconoscere che il frutto di questa fase propedeutica ha il pregio non indifferente di presentare una narrazione capillare, corredata dai necessari approfondimenti e riflessioni, senza tuttavia risultare greve, circostanza di notevole pregio, trattandosi di un saggio storico e non di un romanzo. La lettura diventa così appassionante, visto che anche i quattro attentati hanno motivazioni ed esecuzioni diverse. Numerose pagine sono dedicate al tentativo di Tito Zaniboni, questo mantovano socialista, pacifista e poi con l’entrata in guerra nel 1915 diventato un eroe plurimedagliato. Nonostante abbia tentato più volte un avvicinamento al fascismo dall’ala destra del Partito Socialista, Zaniboni organizzò, in verità malamente, un attentato a Mussolini, un’azione che avrebbe dovuto essere violenta e che invece non lo fu perché venne arrestato ancor prima di imbracciare il fucile con il quale intendeva sopprimere il dittatore. L’analisi svolta da Franzinelli è molto accurata e si spinge anche ad approfondire il carattere del mancato attentatore, così che risultano delle strane somiglianze con quello di Mussolini, dalla comune origine politica ed entrambi individualisti e narcisisti.
Il tentativo di Violet Gibson, che per circostanze fortuite si concluse solo con una ferita di striscio al naso del Duce, ha origini ben diverse, data l’acclarata infermità di mente della donna, tanto che per tale motivo venne assolta dal tribunale ed espulsa verso l’Inghilterra; l’attentato comunque provocò un’ondata di sdegno in Italia e contribuì a rafforzare la figura di Mussolini in un periodo per lui negativo a seguito del rapimento e omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti.
Gino Lucetti fu quello che tentò di sopprimere il dittatore con una bomba lanciata l’11 settembre 1926 contro l’auto che trasportava Mussolini da casa sua a Palazzo Chigi; sfortunatamente l’ordigno rimbalzò, cadde a terra, dove esplose ferendo otto passanti. L’attentatore fu condannato a 30 anni di carcere, ma nel 1943 fu liberato dagli alleati, concludendo da lì a poco la sua esistenza come vittima di un bombardamento. Anche in questo caso le circostanze e le complicità non furono mai completamente chiarite, pur figurando fra gli arrestati e poi condannati altri due anarchici come Lucetti.
L’ultimo attentato cronologicamente avvenne il 31 ottobre 1926, per mano di Anteo Zamboni, considerato un pericoloso anarchico, ma se anche un ragazzino di 15 anni forse può essere pericoloso, è lecito tuttavia dubitare delle sue scelte politiche. Certo, era figlio di un ex anarchico che per opportunità era diventato fascista, ma mi resta il dubbio che altri abbiano armato la mano di Anteo, non escludendo la possibilità che si sia trattata di una cospirazione di una frangia fascista. Gli andò male, nonostante avesse mirato bene, ma la buona stella di Mussolini nella circostanza fece gli straordinari. Il ragazzo venne praticamente linciato subito, strana circostanza, perché in genere si tende a catturare il colpevole per conoscere se ci sono dei complici, e forse non si voleva che i nomi di questi venissero alla luce. Ne pagarono invece le conseguenze, e in modo pesante, i familiari, pur senza averne la minima colpa.
Alla fine di questo periodo di attentati il risultato fu che il popolo italiano si compattò intorno a Mussolini; inoltre, circostanza ben più importante, costituirono il pretesto per l’emissione di leggi speciali che sancirono la definitiva affermazione della dittatura, in presenza di un antifascismo inerte e diviso. Fu in questo modo che vennero sciolti tutti i partiti e le associazioni di opposizione, fu soppressa la libertà di stampa, fu istituita la pena di morte e venne creato il Tribunale speciale per la difesa dello stato.
Il saggio di Franzinelli è un’opera di indubbio valore, molto ben documentata e altrettanto ben scritta, e conferma ancora una volta la grande valenza dello storico bresciano.
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