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Il Rio, 2025
Abstract: Con «meticolosità», come scrive Frediano Sessi nella prefazione, e una narrazione coinvolgente, Giovanni Telò ricostruisce i drammatici anni vissuti dalla diocesi di Mantova durante la Seconda guerra mondiale. Attraverso carte d’archivio, spesso inedite, emergono personaggi e avvenimenti poco noti, di grande interesse. Il vescovo Domenico Menna è su posizioni filofasciste, ma dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 un gruppo di preti partecipa alla Resistenza. A Mantova, il Comitato di Liberazione nazionale si costituisce il 7 luglio 1944 nella casa di don Costante Berselli, che pagherà con la deportazione nel Lager di Dachau la sua lotta per la libertà. Un buon numero di cristiani laici aderisce alla Resistenza nelle Fiamme verdi, formazioni di partigiani che i nazifascisti definiscono «ribelli». Ricevono un forte impulso dal parroco di Bozzolo, don Primo Mazzolari, e a Gazoldo degli Ippoliti sono addirittura capitanate da un prete, don Emilio Donelli.
Moderators: Valentina Tosi
2 gennaio 2026 alle 10:38
E’ indubbia la valenza della Resistenza, tanto che fra le mie letture sono numerose quelle di libri, soprattutto saggi storici, che affrontano questo tema così importante. Purtroppo sono pochi quelli che ne parlano relativamente al fenomeno nel mantovano, anche perché la piattezza della pianura rendeva molto difficile ed estremamente rischioso svolgere un’attività insurrezionale attiva, con i colpi di mano che sarebbero avvenuti solo allo scoperto e con la pressoché totale assenza di sicure basi in cui riparare. Questo è solo uno dei due motivi che mi ha spinto a leggere il saggio di Giovanni Telò, vale a dire per conoscere qualcosa di più di quanto accaduto nella mia provincia dall’8 settembre 1943 alla fine dell’aprile del 1945; l’altro è invece una naturale curiosità per sapere come, più che i cattolici laici, il clero mantovano ebbe a comportarsi. Tengo a precisare relativamente a questo ultimo scopo che ero già a conoscenza del comportamento di alcuni sacerdoti, come per esempio monsignor Egidio Mazzali, anche perché amico di famiglia, e comunque di pochi altri. Mi importava anche sapere il ruolo svolto dagli esponenti del clero che parteciparono alla Resistenza e leggendo questo saggio mi ha confortato la conferma che il loro impegno fu civile; non spararono di certo, ma, pur rischiando parecchio, si impegnarono nel soccorso ai combattenti, nella protezione degli ebrei, nel dar vita a cellule resistenziali.
Giovanni Telò ha effettuato una ricerca storica minuziosa e il risultato è un elaborato che così come è strutturato non è per niente greve, anzi è avvincente; emergono figure luminosissime, come don Costante Berselli e don Eugenio Leoni, che si contrappongono a un personaggio che di certo non si può dire un buon cristiano, come monsignor Domenico Menna, vescovo di Mantova dal 1928 al 1954, figura legata al fascismo che ebbe sempre a sostenere. Tuttavia, se giustamente questo elemento negativo della Chiesa viene evidenziato e Telò gli dedica parecchie pagine, rifulgono numerose le figure di modesti e umili preti, il che dimostra come il vescovo fascista sia stato, almeno nel clero mantovano, un’eccezione negativa.
I cattolici, cioè coloro che cercarono di mettere in pratica il credo religioso e quindi fra questi non solo gli ecclesiastici ma anche i laici, furono certamente in numero minore fra i partigiani italiani, ma furono comunque importanti, dando un contributo militare, civile ed esistenziale di notevole portata, rischiando come gli altri, anche immolandosi per un mondo più giusto. Ebbero le loro formazioni combattenti, le Fiamme Verdi, e non pochi pagarono la loro ribellione con la prigionia nei lager tedeschi, come Don Berselli a Dachau, o addirittura con la morte, non sempre in battaglia, ma con la fucilazione dopo inenarrabili torture.
Secondo me Cattolici e ribelli è un lavoro di rilevante importanza, meticoloso, obiettivo, scritto in modo lieve, in cui, come dice anche Giovanni Telò, l’intenzione non era di narrare una storia, ma tante singole storie di persone che in quel momento così tragico seppero esprimere il loro deciso dissenso dalla ferocia e dalla violenza, conservando la fede e sempre dimostrando coraggio e umanità.
Da leggere, senza ombra di dubbio.
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