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× Editore Piemme <casa editrice>
× Data 2010

Trovati 9 documenti.

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Quello che rimane
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Materiale linguistico moderno

Kidder, Tracy

Quello che rimane / Tracy Kidder

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Deo spingeva il carretto della drogheria lungo l'ottantanovesima strada. C'erano volte in cui si sentiva schiacciato dalla magnificenza dei palazzi di quella zona di New York. Schiacciato e umiliato. Altre volte invece non badava né agli edifici né alle persone, vedeva passare in rassegna la sua famiglia, invece. Il sorriso timido di sua madre, e il fratello maggiore Antoine. Ma poi la mente faceva un brutto giro e si ritrovava a guardare attraverso la finestra di una capanna con il tetto bruciato. La famiglia a terra, senza vita. Forse era per il suo nome che si era salvato. Deogratias, il nome che sua madre gli aveva dato alla nascita quando erano entrambi sopravvissuti al parto. I nomi sono importanti in Burundi. Come chiamarsi Tutsi, come lui, o Hutu. Era fuggito da quell'orrore, aveva dovuto lasciare gli studi di medicina e aveva fatto a piedi chilometri su chilometri. Quando sbarca in America, Deo ha duecento dollari in tasca, nessuna conoscenza, nessun posto dove andare. Per anni la sua casa è il Central Park, impara l'inglese sfogliando i dizionari nelle librerie, fa i lavori più umili, condivide il poco che ha con i compagni di strada. Però non si rassegna. Lotta per costruirsi, un pezzo dopo l'altro una nuova vita, per diventare medico. E infine per tornare là dove tutto è iniziato, alle radici dell'odio, per scendere, finalmente, a patti con i ricordi, per restituire un po' della speranza che è riuscito a conquistare.

Sono tutti uguali
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Materiale linguistico moderno

Harvey, Steve <1957->

Sono tutti uguali : tutto quello che vi serve sapere sugli uomini / Steve Harvey ; con Denene Millner

Milano : Piemme, 2010

Abstract: "Voi donne siete creature complicate. Avete un sacco di bisogni, lo dico sempre che per ogni donna ci vorrebbero quattro uomini: uno vecchio, uno brutto, un Mandingo e un gay. Quello vecchio per le coccole e i regali, quello brutto che si accolla tutte le incombenze, grato solo che uno splendore di donna come voi lo degni di attenzione, il Mandingo beh, va da sé a cosa serve, e quello gay per lo shopping e per spettegolare sui regali di quello vecchio e sulle performance del Mandingo. Gli uomini, al contrario, sono semplici. Non ci vuole davvero molto per renderci felici. Infatti sono tre le cose di cui ogni uomo ha bisogno - appoggio, fedeltà e 'il biscottino premio'. Tre cose e basta. E sono qui per dirvi che sì, è proprio così semplice." Ebbene sì, come le donne hanno sempre sospettato, gli uomini sono tutti uguali. Quindi basta imparare poche basilari nozioni e non solo sarà facile riconoscere e conquistare quello giusto, ma sarà un gioco tenerselo. Almeno finché si vuole. Diretto, chiaro ed efficace, una miniera di informazioni su come gli uomini vivono le relazioni, il lavoro, il sesso, sulle domande giuste da fare e su quelle da autocensurarsi. E su come farsi sempre trattare da signore. Perché è vero, gli uomini sono tutti uguali e le donne sono esigenti. Ma l'altra bella notizia è che loro le preferiscono così.

Finche' avro' voce
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Materiale linguistico moderno

Joya, Malalai

Finche' avro' voce : la mia lotta contro i signori della guerra e l'oppressione delle donne afgane / Malalai Joya, con Derrick O'Keefe

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Malalai era ancora tra le braccia della mamma quando i russi hanno invaso l'Afghanistan. E aveva solo quattro anni quando la sua famiglia si è rifugiata in Pakistan. Poi sono venuti la guerra civile negli anni Novanta, la presa del potere dei talebani, la guerra al terrore degli americani. Quando, dopo il crollo del regime talebano, Malalai ha la possibilità di entrare a far parte dei delegati della Loya Jirga, il gran consiglio afgano che dovrebbe governare il nuovo corso, si ritrova in realtà seduta a fianco degli aguzzini di sempre. Lo sgomento non dura che un attimo. Si alza. Chiede la parola. E proprio lei, una donna, dice le verità che nessuno aveva mai detto. La legittimità e la legalità di questa assemblea esordisce risoluta vengono messe in dubbio dalla presenza dei criminali che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. Sono le persone più contrarie alle donne. Dovrebbero essere condotti davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se anche potrà perdonarli il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai. In aula scoppia il putiferio. Dal giorno del suo intervento, Malalai è oggetto di continue minacce di morte e di continui tentativi di attentati. È stata infine espulsa illecitamente dal parlamento dove è stata eletta. Ormai vive una vita blindata, cambia casa ogni giorno, è costretta a girare con il burqa, proprio lei che lo combatte da sempre. La sua storia e quella tormentata del suo Paese si intrecciano.

Per mano nel buio
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Materiale linguistico moderno

Demick, Barbara

Per mano nel buio / Barbara Demick

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Una larga macchia nera. Così appare la Corea del Nord vista dal satellite. Perché in quel paese la corrente elettrica non è un bene primario. E i cittadini sono privati della luce così come della libertà di stampa e dell'uso di Internet. È questa la vita sotto uno dei regimi totalitari più repressivi del mondo, che offre laute ricompense agli informatori, condanna ai lavori forzati per un commento incauto, punisce i gesti di affetto in pubblico. Eppure, quel buio può avere paradossalmente i suoi vantaggi, specie per coloro che, come Mi-ran e Jun-sang, sono costretti a incontrarsi di nascosto perché appartengono a classi sociali differenti. Sono due ragazzini quando si conoscono nell'oscurità di un cinema. Poi, quando la crisi economica non permette nemmeno più di azionare i proiettori, i loro appuntamenti diventano lunghe passeggiate nella notte. Continuano a frequentarsi così per dieci anni, fino a che lei decide di fuggire. Nonostante l'amore che li unisce, non dice niente a Jun-sang, per paura che sia proprio lui a denunciarla. Ma il suo ricordo non la abbandonerà. Un viaggio all'interno di uno dei paesi più impenetrabili del terzo millennio attraverso le voci di chi è riuscito a mettersi in salvo. Storie di afflizione e sopravvivenza, speranza e desiderio di normalità. Sfuggite al controllo della censura.

Farabutto
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Materiale linguistico moderno

Vauro <1955->

Farabutto : [dichiarazioni d'amore molesto] / Vauro ; [prefazione di Michele Santoro]

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Impenitenti, sarcastici, ironici, velenosi, ma anche inaspettatamente poetici: gli scritti satirici di Vauro riverberano il suo sguardo graffiante sull'Italia, la nostra politica, il pantano nostrano e internazionale. Sono ognuna a suo modo - dichiarazioni d'amore: non quello sdolcinato buono al più per incartare cioccolatini, né quello interessato a cui si intitolano partiti. Sono scritti corsari, pirateschi arrembaggi dialettici, dichiarazioni d'amore molesto. Se avete fatto le ore piccole pur di non rinunciare al piacere liberatorio della satira di Vauro ad Annozero, questo è il libro che aspettavate. Un concentrato di pensieri, parole e disegni, corrosivo antidoto alla catalessi mediatica. Prefazione di Michele Santoro.

Con il sari rosa
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Materiale linguistico moderno

Pal, Sampat <1960->

Con il sari rosa / Sampat Pal ; in collaborazione con Anne Berthod

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Un giorno, quando Sampat è ancora piccola e ha i piedi a mollo in una risaia, vede passare un gruppo di bambini. Ordinati e puliti, non sono certo diretti al lavoro nei campi. Vanno a scuola, le dice qualcuno. Sampat non sa bene cosa sia la scuola, ma sa che solo i ricchi ci vanno. Sampat appartiene a una delle caste più basse dell'India, è quasi un'intoccabile, e vive in un misero villaggio dell'Uttar Pradesh. Il suo destino sembra segnato. Ma lei è una bambina sveglia e quel giorno decide di andare a scuola con gli altri. Nulla può però contro le millenarie tradizioni del suo paese. A dodici anni viene data in sposa a un uomo più vecchio. Da quel momento la consuetudine vuole che lei sia silenziosa e si sottometta al marito, alla suocera e ai soprusi di chiunque appartenga a una casta più elevata. Sampat però non sopporta le prevaricazioni e non accetta di essere considerata inferiore a nessuno. Quando la suocera la caccia di casa perché non ha accettato di subire in silenzio l'ennesima angheria, Sampat si mette a cucire abiti che poi vende, rendendosi indipendente. In poco tempo diventa la paladina degli oppressi, soprattutto delle donne. Che in migliaia, da tutta l'India, si uniscono a lei per dare il via a una rivoluzione rosa, dal colore del sari che hanno scelto come divisa. Un'onda rosa che fa paura a chi non vuole che le cose cambino.

In nessun paese
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Materiale linguistico moderno

Scalfarotto, Ivan

In nessun paese : perche' sui diritti dell'amore l'Italia e' fuori dal mondo / Ivan Scalfarotto ; con Sandro Mangiaterra

Milano : Piemme, 2010

Abstract: I diritti negati sono uno dei nodi cruciali su cui si gioca il futuro di un Paese. Per questo l'Unione europea ha approvato norme all'avanguardia contro l'omofobia e le discriminazioni, e quasi ovunque in Occidente sono state varate leggi sui diritti delle nuove famiglie. In Italia no. In Italia il pregiudizio si mescola con la legge. Si è parlato di Pacs, Dico, Cus, ma l'Italia continua a non approvare una normativa sulle coppie di fatto. Un milione di famiglie non coniugali, etero e omosessuali, rimangono senza tutela. Costrette a fare i conti con mille difficoltà quotidiane, grandi e piccole: l'impossibilità di amarsi e mettere su casa insieme, di assistere la persona più cara se si ammala, di raccoglierne l'eredità quando muore. Non accade in nessun Paese civile. Ma attenzione: è vietato chiamarsi fuori, indipendentemente dal proprio status e dalle proprie convinzioni ideologiche o religiose. Perché è miope, ancor prima che ingiusto, rendere milioni di persone figli di un dio minore, cittadini di serie B, con minori diritti e minori doveri. In nessun Paese racconta decine di storie - a partire da quella dell'autore - di persone in lotta per l'affermazione della propria identità e dei propri diritti. Innanzitutto il primo, il più importante: il diritto all'amore.

Il sentiero dei sogni luminosi
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Materiale linguistico moderno

Sanghera, Jasvinder <1965->

Il sentiero dei sogni luminosi / Jasvinder Sanghera

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Mi fermai con la moneta sulla fessura del telefono. La mano mi tremava. Fuori della cabina, Jassey, il mio ragazzo, mi incoraggiava ad andare avanti. Lo feci, composi il numero e aspettai. Mamma sussurrai quando sentii la sua voce. Da quando ero scappata di casa non le avevo più parlato. Ma le sue parole non furono quelle che avrei voluto sentire. Ci hai disonorato. Per noi è come se fossi morta. Scivolai lungo la parete della cabina e rimasi accovacciata a terra. Non mi ero mai sentita così sola. Avevo quindici anni e il mio crimine era aver rifiutato di sposare l'uomo che mio padre aveva scelto per me, ed amare un ragazzo di una casta inferiore alla mia. Nonostante io sia cresciuta in Inghilterra, non potevo sfuggire alle mie origini indiane e musulmane. La mia famiglia era molto tradizionalista: una donna deve fare un matrimonio onorevole e accettare la propria condizione. Altrimenti è una donnaccia. Ma io non potevo farlo, io volevo essere libera di amare chi volevo e di andare al college. Non volevo fare la fine di mia sorella Robina. Lei le tradizioni le ha rispettate tutte, fino alla fine, quando non ha retto più. È vero che la libertà ha un prezzo, e io l'ho pagato fino in fondo. Da quella cabina sono uscita per seguire la scia luminosa dei miei sogni.

La fiammiferaia di Kabul
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Materiale linguistico moderno

Mohamadi, Diana

La fiammiferaia di Kabul / Diana Mohamadi con la collaborazione di Marie Bourreau

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Ho tredici anni e tredici tra fratelli e sorelle. Mi chiamo Diana, un nome da principessa, perché mia madre era rimasta affascinata dal matrimonio di Lady D trasmesso alla tv. Degli inglesi che lavoravano per la Croce Rossa a Kabul hanno trovato irresistibile la dissonanza tra un nome rivestito degli ori della Corona e la mia condizione di piccola fiammiferaia. Ma io non voglio fare della mia vita un simbolo. Non voglio diventare la portavoce delle piccole miserabili afgane. Io lotto ogni giorno per diventare la donna che vorrei essere, e non per vedermi ridotta a un semplice nome. La mia vita è dura, ma dopotutto sono stata più fortunata di mia sorella maggiore che, per 2.000 dollari, a tredici anni è stata data in sposa a un uomo molto più anziano. Io sono ancora libera, anche se ho perso per strada qualche illusione. In fondo, cos'è la vita se non una lotta costante tra ciò che sono, ciò che vorrei essere e ciò che non sarò mai? In questo però sono avvantaggiata. Essere donne in Afghanistan è più facile. Non devi far altro che accettare quel che sei, tutt'al più dolerti di ciò che non sarai. A noi non è concessa la fase intermedia, quella di avere i mezzi per realizzare i propri sogni. E oggi non è diverso da ieri. Ma io mi rifiuto di darmi per vinta. E per questo che ho accettato di scrivere la mia storia: per sfidare il destino e mettere alla prova il mio coraggio.