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Trovati 89 documenti.

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Invece della catastrofe
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Materiale linguistico moderno

Chiesa, Giulietto <1940->

Invece della catastrofe : perche' costruire un'alternativa e' ormai indispensabile / Giulietto Chiesa

Milano : Piemme, 2013

Abstract: Nella vita quotidiana di ognuno di noi la crisi ha assunto i tratti di un personaggio da tragedia antica: il fato, il convitato di pietra, una presenza immanente e ostile, eppure inafferrabile. Conseguenza inevitabile quando gli effetti di una congiuntura globale sono ormai alle porte delle nostre case, colpiscono le nostre vite, corrodono la speranza di un futuro per i nostri figli e sgretolano ciò che davamo per scontato: stile di vita, lavoro, salute, istruzione. C'è la sensazione diffusa che tutto ciò sia solo la punta di un iceberg, che queste perdite siano in realtà le estreme propaggini di un enorme buco nero in espansione. Ma mancano le prove, perché nessuno dice veramente come stanno le cose. C'è un silenzio colpevole perché interessato da parte dei pochi che sanno. Invece della catastrofe vuole svelare le tremende verità che ci vengono nascoste e lanciare un drammatico appello alle coscienze. La crisi economica è solo un aspetto del problema. Crisi climatica, ambientale, energetica, demografica, crisi dei rifiuti, crisi dell'acqua sono tutte strettamente connesse. L'illusione degli ultimi tre secoli che in un sistema finito di risorse fosse possibile una crescita infinita si è definitivamente infranta. L'umanità sta andando a marce forzate verso la catastrofe, una catastrofe immane rispetto alla quale le due guerre mondiali che abbiamo vissuto saranno rappresentazioni secondarie e minori. Un cambiamento di rotta è ancora possibile, ma i tempi per questa trasformazione sono ormai stretti...

Belle per sempre
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Materiale linguistico moderno

Boo, Katherine <1964->

Belle per sempre / Katherine Boo ; traduzione di Cristina Pradella

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Si avvicinava la mezzanotte. La donna con una gamba sola era atrocemente ustionata, e ormai la polizia di Mumbai stava andando a prendere Abdul e suo padre. In una povera baracca vicino all'aeroporto internazionale, i genitori di Abdul presero una decisione dopo aver parlato brevemente. Il padre, malato, sarebbe rimasto nella casupola con il tetto di lamiera e il pavimento ricoperto di immondizia dove vivevano in undici, e si sarebbe fatto arrestare senza opporre resistenza. Abdul, l'unico che guadagnasse per tutta la famiglia, doveva fuggire. Come sempre, l'opinione del diretto interessato non era stata richiesta, e ora Abdul era in preda al panico, incapace di pensare. Aveva sedici anni, o forse diciannove - i genitori non si ricordavano mai una data. Allah, nella sua impenetrabile saggezza, l'aveva fatto piccolo e scattante. Cosa si cela dietro le piastrelle italiane (definite beautiful forever) che campeggiano sul muro che separa il viale d'accesso all'aeroporto di Mumbai dallo slum di Annawadi? Un romanzo-reportage nella forma della narrative non-fiction in cui il Premio Pulitzer Katherine Boo racconta la vita di uno slum indiano durante l'arco di alcuni anni, seguendo da vicino le vicende di diversi dei suoi abitanti.

L'amore e' un foulard
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Materiale linguistico moderno

Janmohamed, Shelina Zahra

L'amore e' un foulard / Shelina Zahra Janmohamed ; traduzione di Sara Puggioni

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Non capisco perché non trovate un uomo, siete così belle e intelligenti. Così inizia la tipica conversazione tra Shelina e le sue due amiche Sara e Noreen, single come lei. È il primo dei sei stadi dell'autocommiserazione, come li ha ribattezzati Shelina. Da lì si passa a: Dove sono finiti gli uomini decenti? I migliori sono tutti impegnati (stadio 2), forse non esistono più (stadio 3). O forse siamo noi quelle sbagliate (stadio 4). Al quinto stadio esplode lo sgomento: non ci sposeremo mai e moriremo vecchie, zitelle e con la casa piena di gatti. Solo a quel punto arriva un barlume di speranza, il sesto stadio: l'uomo giusto è da qualche parte che aspetta noi, solo non è ancora pronto. Ogni donna sa di cosa si sta parlando. Nel caso di Shelina, la faccenda è ancora più complicata. Perché lei, nata in Inghilterra, studentessa di Oxford, e cresciuta a Grease, musica pop e curry, è di origini musulmane. E nella sua cultura trovare quello giusto è una cosa seria, un'impresa collettiva che coinvolge tutta la famiglia. Shelina non si fa mancare niente di ciò che fanno le sue coetanee in cerca d'amore: appuntamenti al buio, i dubbi: gli piacerò, mi piacerà, come mi devo vestire, chiamo io o aspetto che mi chiami lui? Le delusioni, per quello che non si fa più sentire, quello che mi piaci, ma sei troppo bassa, quello che la lascia aspettare due ore al bar per vedere finire la partita. Solo che per lei, gli incontri sono allargati, e tutti, genitori, cognati, lontane zie comprese, dicono la loro.

Tu lo fai girar
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Materiale linguistico moderno

Harvey, Steve <1957->

Tu lo fai girar : la verita' sugli uomini a vantaggio delle donne / Steve Harvey ; con Denene Millner ; traduzione di Linda Rosaschino

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Se lui ti dice non sei tu, sono io o non sono abbastanza per te, potrebbe essere sincero. Se un'amicizia con un uomo si trasforma in amore, è perché lui ci pensava sin dal primo momento. Un marito diventa noioso se voi glielo consentite. Per un uomo coccole è solo un modo diverso di dire sesso. Se lui accetta troppo volentieri una relazione a lunga distanza, sarà perché qualcun'altra lo consola mentre voi non ci siete. Non usa mezzi termini né infiocchetature Steve Harvey per spiegare alle donne cosa passa per la testa degli uomini, e per spingerle a riscoprire l'abilità tutta femminile di farli girare come vogliono, mantenendo nervi saldi, dignità e autostima. Perché è vero che gli uomini sono come sono e non è possibile cambiarli, ma proprio capendo come sono fatti si possono trovare le chiavi per aprire i loro lucchetti emotivi a proprio vantaggio.

Mai piu' terroni
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Materiale linguistico moderno

Aprile, Pino <1950->

Mai piu' terroni : la fine della questione meridionale / Pino Aprile

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Ops... stanno finendo i terroni. Ma come, già? E così, da un momento all'altro? Così Pino Aprile inizia, nel modo provocatorio che gli è congeniale, questo suo pamphlet, che affronta l'annosa e scontata Questione meridionale da un'angolatura completamente diversa. In un mondo che sta cambiando a incredibile velocità, ha ancora senso definire la realtà in base a criteri geografici, come quelli di Nord e Sud, che nell'interpretazione dei più portano con sé una connotazione meritocratica ormai superata? E possibile utilizzare ancora definizioni di questo tipo quando internet, la Rete, sta tracciando una mappa che non tiene più conto dei vecchi confini, anzi se ne è liberata per ridisegnare uno spazio davvero globale, senza Sud e senza Nord, di cui fa parte la nuova generazione, tutta, figli dei terroni compresi? No, dice Aprile, tutto questo è irrimediabilmente finito, passato, travolto dal vento delle nuove tecnologie che, spinto da molte volontà, sta creando un futuro comune, un futuro che unisce, invece di dividere. Forse i padri non se ne sono ancora accorti, ma i figli sì, lo sanno, così come sanno che quella che hanno imboccato è una strada di non ritorno. Il Sud è un luogo che non esiste da solo, ma soltanto se riferito a un altro che lo sovrasta. Ma nello spazio virtuale, lo spazio dei giovani di tutti i paesi, le direzioni non esistono più.

Sciacalli
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Materiale linguistico moderno

Vauro <1955->

Sciacalli / Vauro

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Sono tempi difficili, signori miei. Tempi di merda, si potrebbe sentenziare con l'efficace sintesi della satira. Tempi in cui non solo i corvi volteggiano oltre Tevere, ma pure gli sciacalli si moltiplicano in ogni dove. Del resto, l'aveva profetizzato financo Maurizio Gasparri, fu ministro delle Comunicazioni (perché non ci siamo proprio fatti mancare niente): 'Vauro e Santoro non sono che due volgari sciacalli'. Certo, confronto a quel che si vede in giro oggigiorno - in economia, in politica e perfino nei sacri palazzi - quelle due povere bestiole fan quasi tenerezza, non c'è che dire. Più velenosi e corrosivi che mai, ma anche inaspettatamente poetici, gli scritti e i disegni satirici di Vauro riverberano il suo sguardo impenitente sulla maleodorante apocalisse che avanza. Per chi ha tirato tardi pur di non rinunciare all'esorcismo del suo pennarello a Servizio Pubblico, un nuovo concentrato di pensieri, parole e disegni che invita risolutamente a disturbare il manovratore. Perché altrimenti ci porta dove diavolo gli pare! Prefazione di Marco Travaglio.

Ero una sposa bambina
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Fatima

Ero una sposa bambina / Fatima con Sophie Blandinieres ; traduzione di Paola Lanterna

Milano : Piemme, 2012

Abstract: Quando Fatima viene alla luce, da una povera famiglia nigeriana, solo una strega cattiva si affaccia sulla sua culla. Una zia senza scrupoli che chiede, e ottiene, dal padre, la neonata per sé. È un investimento per il futuro, perché il mondo è pieno di uomini disposti a pagare cifre altissime per comprarsi ragazzine, spesso ancora bambine, magari da aggiungere al proprio harem. Non è insolito in Nigeria, se nasci in una famiglia povera. La vita di Fatima, bella come una principessa, è tutt'altro che una fiaba. La zia Saba ha tutti i poteri su di lei e ne abusa abbondantemente. Ma né la zia né il marito, Ahmed, hanno fatto i conti con lo spirito indomito della ragazza, che non è disposta a rinunciare alla libertà senza lottare e un giorno decide che è arrivato il momento di sfidare il destino che gli altri hanno disegnato per lei.

La maestra bambina
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Kumari, Bharti

La maestra bambina / Bharti Kumari ; traduzione di Giovanni Zucca

Milano : Piemme, 2012

Abstract: C'è un albero di mango nel villaggio di Kusumbhara, nell'India settentrionale. Un albero grande e generoso, che regala sollievo dal sole nelle giornate afose, fa da parco giochi per i bambini, e accoglie gli adulti la sera dopo il lavoro nei campi. I suoi rami solidi e le sue foglie sussurranti offriranno conforto a Bharti nei dolori più grandi, che il destino non risparmia a quelli come lei nati sotto una stella traballante. Ed è sempre lì sotto, seduta su una grande radice, che Bharti, a dodici anni, si scopre maestra. Un giorno, mentre sta tracciando in terra le parole che ha imparato al mattino a scuola, alcuni bambini si avvicinano e le ripetono a loro volta. Giorno dopo giorno, gli allievi si raccolgono sempre più numerosi intorno a questa bambina un po' più grande, povera come loro, ma con una sete di sapere e una curiosità non comuni in una regione dove la priorità di tutti è una sola: la sopravvivenza. Ma Bharti ha un sogno che la guida. Lei, appartenente alla casta degli intoccabili, abbandonata tra i binari di una stazione, una fortuna l'ha già avuta: quella di trovare una mamma che l'ha raccolta in fasce. Una mamma dal sorriso dolce come una tazza di tè zuccherato, che la ama al punto da infonderle il coraggio di immaginare per sé un destino diverso. Non moglie e madre bambina, come tante sue coetanee, ma studentessa e poi donna istruita che sa difendersi da sé. Maestra per tutti quei bambini che rischiano di perdersi appena usciti dall'ombra protettiva del mango.

Il principe azzurro e' un bastardo
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Koidl, Roman M.

Il principe azzurro e' un bastardo : perche' quello giusto e' sempre quello sbagliato / Roman M. Koidl ; traduzione di Cristina Pradella

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Mesi, magari anni, di cene a due, sesso bollente, spazzolini da denti dimenticati nel suo bagno, ma alla richiesta di una relazione più impegnata parte il solito ritornello: Non sono ancora pronto. Oppure lo psicologico Ho avuto una delusione da piccolo e non riesco ad avere legami stabili. Per non parlare del Non riesco a chiamarti, sono fuori per lavoro e del subdolo Con mia moglie non ci intendiamo più. Parliamoci chiaro: anche concedendo una percentuale di buona fede - un dieci per cento per stare larghi - suonano tutte per quello che sono. Balle. E la cosa bella è che le donne ci cascano. Anzi, pur di crederci si inventano spiegazioni intricatissime, che neanche il cubo di Rubick. Accade così che donne affascinanti, intelligenti, realizzate sul lavoro, e più astute di una volpe nel fiutare un affare, si lascino abbindolare dai trucchetti del bastardo di turno. Per poi trovarsi un giorno abbandonate e umiliate. E pronte a ricominciare daccapo. Rompere questo circolo vizioso si può. Sfruttando uno degli aspetti più noti degli uomini: il fatto che sono scontati. Dicono tutti le stesse cose, fanno tutti le stesse cose. Sarà un luogo comune, ma intanto serve a incasellarli in alcune comode categorie: quella degli eterni indecisi, degli uomini da salvare, degli sposati. O ancora nelle due pericolosissime dei seriali e dei sadici. E la catalogazione si può, anzi si deve, fare subito, all'inizio della relazione, perché anche in amore il buongiorno si vede dal mattino...

La principessa delle Ramblas
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Haik, Kaoutar

La principessa delle Ramblas / Kaoutar Haik, con Virtu Moron ; traduzione di Franca Genta Bonelli

Milano : Piemme, 2011

Abstract: È nata a Tangeri, Kaoutar, e là il suo nome significa Fiume del paradiso. Ha solo tre anni quando i suoi si trasferiscono a Barcellona per cercare una nuova vita che però non hanno mai trovato. Fin dal primo ricordo, Kaoutar è sempre stata sola. Una bambola, delle amiche, il calore di un abbraccio, non sa cosa siano. Intanto la famiglia cresce, il papà diventa sempre più invisibile e la mamma sempre più stanca, cattiva, violenta. Per gelosia del marito che non viene quasi più a casa, per frustrazione, per rabbia. Kaoutar ha solo nove anni quando viene cacciata di casa per la prima volta. E non ne ha ancora compiuti dodici, quando sua madre decide per lei un matrimonio combinato. Dovrà sposare un uomo che non conosce, che non ha mai visto, in Marocco. Kaoutar non vuole, si dispera, si rifiuta. E viene ripudiata. Rimane per ore sul pianerottolo, nel cuore della notte, sperando che da un momento all'altro la porta si apra, la mamma la richiami, le dica che l'ha fatto solo per spaventarla un po'. Ma non accade, non accade nulla di nulla. Così, Kaoutar si incammina. Da quel momento ha vissuto in strada, ha dormito nelle stazioni della metropolitana, ha stretto amicizia con altri ragazzi come lei, ha vissuto di mille espedienti, di furti, ha corso continui pericoli. Per anni le Ramblas sono state la sua casa.

Giu' al Sud
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Materiale linguistico moderno

Aprile, Pino <1950->

Giu' al Sud : perche' i terroni salveranno l'Italia / Pino Aprile

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Mai ho viaggiato a Sud come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto non ne so e di quanto si possa percepire, di intenso, profondo, senza riuscire a cogliere appieno il senso dell'insieme. Ho pensato che fosse più corretto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica. Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva. Questo libro è il mio mattone (termine disgraziatissimo per un libro) per il muro della casa che si costruisce insieme. Il Sud non ha voce, o voci piccole e sparse, ed è possibile che gli stessi protagonisti non percepiscano quanto siano parte di un tutto, forse decisivo. Mentre tutti guardano al Nord, ricco e potente, alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo l'Italia di domani. Un'Italia migliore. Cosa succede dove sembra che non stia succedendo nulla? Nelle regioni più dimenticate, come la Calabria che pare esistere soltanto per la criminalità e la 'ndrangheta? Invece, forse, è proprio lì che si prepara il futuro. Un viaggio a tappe nel Sud, dove ogni esperienza parla per sé e di sé ma, tutte insieme, riescono a disegnare un paesaggio narrativo intenso e unico.

Il sentiero dei sogni luminosi
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Materiale linguistico moderno

Sanghera, Jasvinder <1965->

Il sentiero dei sogni luminosi / Jasvinder Sanghera ; traduzione di Edy Tassi

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Mi fermai con la moneta sulla fessura del telefono. La mano mi tremava. Fuori della cabina, Jassey, il mio ragazzo, mi incoraggiava ad andare avanti. Lo feci, composi il numero e aspettai. Mamma sussurrai quando sentii la sua voce. Da quando ero scappata di casa non le avevo più parlato. Ma le sue parole non furono quelle che avrei voluto sentire. Ci hai disonorato. Per noi è come se fossi morta. Scivolai lungo la parete della cabina e rimasi accovacciata a terra. Non mi ero mai sentita così sola. Avevo quindici anni e il mio crimine era aver rifiutato di sposare l'uomo che mio padre aveva scelto per me, ed amare un ragazzo di una casta inferiore alla mia. Nonostante io sia cresciuta in Inghilterra, non potevo sfuggire alle mie origini indiane e musulmane. La mia famiglia era molto tradizionalista: una donna deve fare un matrimonio onorevole e accettare la propria condizione. Altrimenti è una donnaccia. Ma io non potevo farlo, io volevo essere libera di amare chi volevo e di andare al college. Non volevo fare la fine di mia sorella Robina. Lei le tradizioni le ha rispettate tutte, fino alla fine, quando non ha retto più. È vero che la libertà ha un prezzo, e io l'ho pagato fino in fondo. Da quella cabina sono uscita per seguire la scia luminosa dei miei sogni.

L'islam spiegato ai leghisti
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Materiale linguistico moderno

Allam, Khaled Fouad <1955-2015>

L'islam spiegato ai leghisti / Khaled Fouad Allam

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Per cogliere la complessità dei fenomeni a volte basta una storia. Leila è nata in Marocco e immigrata in Italia con permesso di soggiorno; tutte le mattine si sveglia alle cinque, lega al collo il suo chador colorato e raggiunge la cooperativa dove lavora; alle prime luci dell'alba, come ogni giorno, farà le pulizie nella sede della Lega Nord di Trento. Può sembrare una missione impossibile quella di spiegare l'islam ai leghisti. La Lega ha fatto della questione dell'immigrazione un bersaglio privilegiato, presentando il mondo islamico come una sorta di anti-mondo, e giocando di volta in volta su eventi ed elementi specifici: il velo, il rifiuto del crocifisso, il terrorismo, le classi separate, le moschee, la poligamia... Ci sono contraddizioni irrisolte all'interno della cultura islamica, così come ci sono in seno all'Occidente, e il sociologo Khaled Fouad Allam le affronta con estrema lucidità senza tralasciare le più spinose. Il processo di chiarificazione non può attendere. Dietro l'angolo ci sono le inquietanti derive xenofobe in crescita in tutto il continente europeo, l'assurda paura dell'Eurabia e una strisciante islamofobia che si va diffondendo anche nel nostro Paese. Il futuro non si costruisce sulla paura e l'Italia non deve temere l'islam.

Dillo alla luna
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Materiale linguistico moderno

Saghieh, Hazem

Dillo alla luna / Hazem Saghieh

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Ci sono paesi dove essere se stessi non è auspicabile se ciò che si vuole essere non corrisponde a quello che la società si aspetta. Lo sanno bene le donne, e lo sanno tutti coloro che non si sentono allineati. Nella famiglia di Randa, una delle più autorevoli di Tebessa, per la zia Jamila, innamorata di un francese, ci sono voluti anni, lacrime e la morte del capofamiglia prima di poter vivere il proprio amore. In nome della rispettabilità, Randa non ha mai frequentato il suo quartiere, molto povero, né ha mai potuto pensare di realizzare liberamente se stessa. Un animo delicato, che ama la lettura e la poesia, che si ferma a contemplare la bellezza del mondo e che predilige l'azzurro tenue perché è un invito ad abbandonarsi all'incoscienza, non ha vita facile in Algeria. È così che le convenzioni si perpetuano: un matrimonio combinato, utile alla famiglia, una prima notte di nozze angosciante, a cui ne seguono molte altre. Notti di dovere, da cui il piacere è escluso, perché il piacere è altrove, tra le braccia dell'unico vero amore a cui ha dovuto rinunciare. Né alcun sentimento è richiesto in un legame dove conta solo l'apparenza, e soprattutto i figli. Che arrivano, due, un maschio e una femmina, altre ferite in una vita che si attraversa senza viverla. Ma così sono tutti rassicurati: è tutto normale, tutto sotto controllo. La nota stonata non si sente più. Fino al giorno in cui Randa si trova con un flacone di pillole in mano e una decisione da prendere: scomparire o rinascere...

La lettera nella bottiglia
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Materiale linguistico moderno

Liebreich, Karen <1959->

La lettera nella bottiglia / Karen Liebreich ; traduzione di Maria Teresa Gabriele

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Una grigia giornata di febbraio, Sioux sta passeggiando con il cane sulla spiaggia di Warden Bay, nel Kent, quando una scheggia improvvisa di colore attira la sua attenzione. Una bottiglia a forma di lacrima di un blu brillante. Arrivata a casa, la apre. Ne scivolano fuori un piccolo rotolo di carta e due ciocche di capelli intrecciate. Sul foglio, una lettera scritta in francese: l'amica Karen la aiuterà a tradurla. Sono le parole di una madre che si rivolge al figlio tredicenne Maurice, scivolato fuori dalla vita in un eccesso di desideri. Una dichiarazione d'amore senza limiti, una preghiera a tutte le navi in mare, a tutti i porti, a ogni madre e a ogni sconosciuto perché ascoltino ciò che ha da dire. Madre a sua volta di un bambino piccolo, Karen rimane sconvolta. Si immedesima in quella donna senza nome provata dalla vita, comincia a chiedersi che aspetto ha, cosa sia successo al figlio, cosa ne è stato di lei dopo aver affidato la bottiglia alle onde. Inizia a fare delle ricerche, prima sporadiche, poi sempre più serrate. Invano. Dopo anni di tentativi, in cui è costretta ad analizzare a fondo anche se stessa per capire da dove nasce quel bisogno di sapere, decide di rinunciare. Forse la lettera deve tornare alle divinità del mare, a cui era destinata. Invece... una telefonata dal continente rimette tutto in gioco.

Quaranta frustate
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Materiale linguistico moderno

Ahmad Al-Hussein, Lubna <giornalista>

Quaranta frustate : la mia ribellione alla legge degli uomini / Lubna Ahmad al-Hussein, con Djenane Kareh Tager ; traduzione di Franca Genta Bonelli

Milano : Piemme, 2011

Abstract: È un giorno di luglio quando Lubna, una giovane giornalista di Karthoum, viene arrestata dalla polizia in un ristorante. Il suo crimine è aver osato portare i pantaloni, un atto che in Sudan, terra della sharia, è considerato oltraggio alla moralità pubblica e come tale va punito con quaranta frustate. Lubna e altre quindici donne, colpevoli dello stesso reato, vengono caricate su una camionetta, picchiate, portate in prigione. Un castigo inflitto ogni anno a migliaia di donne, che subiscono in silenzio. Per vergogna. Ma Lubna non ha nessuna intenzione di tacere. Possono anche darmi quarantamila frustate, ma io non starò zitta. Non ha paura di sfidare apertamente l'assurda legge degli uomini. Nata in un villaggio povero e tradizionalista, orgogliosa del suo faticoso e quotidiano percorso di emancipazione, ci conduce con il suo cuore di donna nel cuore nero di uno dei paesi più integralisti e misogini di tutto il mondo arabo-musulmano, un paese in cui basta rientrare tardi dal negozio di alimentari per essere marchiata come prostituta, e la parola di quattro uomini per venire condannata alla lapidazione.

La scatola rossa
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Materiale linguistico moderno

Aubenas, Florence - Aubenas, Florence <1961->

La scatola rossa / Florence Aubenas ; traduzione di Franca Genta Bonelli

Milano : Piemme, 2011

Abstract: Come si vive quando ogni giorno si deve trovare un modo per sbarcare il lunario? Come vive chi la grande crisi economica che ha colpito l'Europa e il mondo intero la porta impressa sulla pelle? Per sentire il cuore pulsante di questa crisi, Florence Aubenas decide di mischiarsi agli ultimi, come vengono spesso chiamate le vittime del mercato, che però sono tanti, così tanti che molti governi ormai temono la rivolta sociale. Per sei mesi Florence diventa una di loro, a Caen, una cittadina di provincia. Si tinge di biondo e si finge disoccupata, senza esperienza né particolari qualifiche. La sua storia, come quella di ogni altro, finisce in una scatola rossa, un raccoglitore che d'ora in poi detterà il suo destino lavorativo. La signora Aubenas, 48 anni, ogni giorno si presenta all'ufficio di collocamento, un luogo dove il tempo è dilatato, scandito dalla noia, dall'attesa e dall'angoscia di restare a mani vuote. Aspetterà un mese prima di trovare un lavoro come donna delle pulizie sul ferryboat di Ouistreham, che attraversa la Manica. Se ti offrono un posto lì, rifiutalo. È il peggio del peggio, galera e lavori forzati insieme le avevano detto. Lei invece accetta. È veramente dura, ma è anche un'occasione per incontrare altre anime che quel lavoro umile e snervante lo fanno per sopravvivere. Come Florence, Fanfan e Mimi, un transessuale che lavora per pagarsi le operazioni. Tra di loro nasce un'amicizia solidale, fatta di confidenze e sostegno reciproco...

Come due stelle nel mare
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Materiale linguistico moderno

Mismetti Capua, Carlotta <1970->

Come due stelle nel mare / Carlotta Mismetti Capua

Milano : Piemme, 2011

Abstract: È una sera di pioggia battente a Roma e, mentre il Tevere esonda, sull'autobus 175 si sta stretti. Troppo stretti, forse, la gente quasi si restringe per evitare di sedersi accanto a quattro ragazzini sgualciti: i soliti rumeni, mormora una donna. Ma che non sono rumeni, Carlotta, anche lei su quell'autobus, se ne accorge subito. E incuriosita, e si rivolge loro in inglese. Poche domande semplici, guardandoli negli occhi, occhi stanchi ma scintillanti. Scopre, con stupore, che quei quattro ragazzini vengono dall'Afghanistan. Scopre che sono giunti in Italia a piedi, dopo un'incredibile marcia durata cinque mesi e cinquemila chilometri. Sorridono ora, sembrano contenti, contenti che il loro viaggio sia giunto alla meta prefissata, alla Piramide, la fermata dove trascorreranno la notte in quella che per loro è la città di Asterix. Quattro ragazzini afghani a Roma, soli, sotto la pioggia, circondati dalla diffidenza della gente. Carlotta dà loro appuntamento per la mattina seguente. Ne ritrova solo uno, Akmed. È l'inizio di una delicata storia umana, tra una giovane donna e un figlio della guerra. Una storia in cui tutto diviene emergenza e ogni parola perde di significato o ne acquista di più importanti, di nuovi.

Quello che rimane
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Materiale linguistico moderno

Kidder, Tracy

Quello che rimane / Tracy Kidder

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Deo spingeva il carretto della drogheria lungo l'ottantanovesima strada. C'erano volte in cui si sentiva schiacciato dalla magnificenza dei palazzi di quella zona di New York. Schiacciato e umiliato. Altre volte invece non badava né agli edifici né alle persone, vedeva passare in rassegna la sua famiglia, invece. Il sorriso timido di sua madre, e il fratello maggiore Antoine. Ma poi la mente faceva un brutto giro e si ritrovava a guardare attraverso la finestra di una capanna con il tetto bruciato. La famiglia a terra, senza vita. Forse era per il suo nome che si era salvato. Deogratias, il nome che sua madre gli aveva dato alla nascita quando erano entrambi sopravvissuti al parto. I nomi sono importanti in Burundi. Come chiamarsi Tutsi, come lui, o Hutu. Era fuggito da quell'orrore, aveva dovuto lasciare gli studi di medicina e aveva fatto a piedi chilometri su chilometri. Quando sbarca in America, Deo ha duecento dollari in tasca, nessuna conoscenza, nessun posto dove andare. Per anni la sua casa è il Central Park, impara l'inglese sfogliando i dizionari nelle librerie, fa i lavori più umili, condivide il poco che ha con i compagni di strada. Però non si rassegna. Lotta per costruirsi, un pezzo dopo l'altro una nuova vita, per diventare medico. E infine per tornare là dove tutto è iniziato, alle radici dell'odio, per scendere, finalmente, a patti con i ricordi, per restituire un po' della speranza che è riuscito a conquistare.

Finche' avro' voce
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Materiale linguistico moderno

Joya, Malalai

Finche' avro' voce : la mia lotta contro i signori della guerra e l'oppressione delle donne afgane / Malalai Joya, con Derrick O'Keefe

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Malalai era ancora tra le braccia della mamma quando i russi hanno invaso l'Afghanistan. E aveva solo quattro anni quando la sua famiglia si è rifugiata in Pakistan. Poi sono venuti la guerra civile negli anni Novanta, la presa del potere dei talebani, la guerra al terrore degli americani. Quando, dopo il crollo del regime talebano, Malalai ha la possibilità di entrare a far parte dei delegati della Loya Jirga, il gran consiglio afgano che dovrebbe governare il nuovo corso, si ritrova in realtà seduta a fianco degli aguzzini di sempre. Lo sgomento non dura che un attimo. Si alza. Chiede la parola. E proprio lei, una donna, dice le verità che nessuno aveva mai detto. La legittimità e la legalità di questa assemblea esordisce risoluta vengono messe in dubbio dalla presenza dei criminali che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. Sono le persone più contrarie alle donne. Dovrebbero essere condotti davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se anche potrà perdonarli il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai. In aula scoppia il putiferio. Dal giorno del suo intervento, Malalai è oggetto di continue minacce di morte e di continui tentativi di attentati. È stata infine espulsa illecitamente dal parlamento dove è stata eletta. Ormai vive una vita blindata, cambia casa ogni giorno, è costretta a girare con il burqa, proprio lei che lo combatte da sempre. La sua storia e quella tormentata del suo Paese si intrecciano.