Abstract: Nell’ospedale del Lido di Venezia –dove risuona l’onda di risacca, una macina senza tempo, metafora naturale della Storia e della guerra – l’avvicinarsi del padre alla morte è per il figlio ventenne, Andrea, l’occasione per riannodare i fili di un dialogo mai davvero iniziato. Rievocando le vicende belliche – stratagemmi, fughe, amori, tradimenti – padre e figlio comprendono che la vita è il ricordo che ne abbiamo, e il ricordo è cosa fragile, a un tempo lieta e melanconica. Uomo dalle molte risorse, che da giovane ha frequentato «i salotti e i bordelli dei porti di cinque continenti», il vecchio Aurelio, che il figlio chiama «babbo Rolli», è stato un ingegnere navale che durante l’ultima guerra ha servito nel Genio della Regia Marina. Dopo l’8 settembre 1943, l’occupazione nazista lo ha costretto a lasciare in tutta fretta i cantieri di Genova e a dirigersi verso Venezia con la speranza di trovare rifugio a casa della sorella. Adesso, in lotta con le flebo e in polemica con le attenzioni di medici e infermiere, tutto quello che «babbo Rolli» è stato, e che il figlio ignora, si condensa nel racconto dell’odissea di un ufficiale braccato dai nazisti perché in possesso del progetto di uno scafo top secret: l’Aquila, destinata a diventare la sola portaerei italo-tedesca. Il racconto del lento, accidentato tragitto, è popolato da incontri con personaggi a un tempo comuni e straordinari, prigionieri della violenza degli eventi. Così, «nei dettagli del giorno che fugge», si manifesta la potenza del Caso – il grande dispensatore di destini – che sovrasta le decisioni umane, la nostra irrinunciabile ricerca di senso, il nostro No! sbattuto in faccia alla morte. La tragedia dell’8 settembre – la morte della patria – inonda queste pagine commosse e commoventi, raccontando di un padre che in prossimità della morte scopre un nuovo legame con il figlio, mentre il figlio trova dentro di sé il segreto del suo talento di scrittore.
Titolo e contributi: La macina della risacca / Andrea Molesini
Pubblicazione: Sellerio, 2026
Descrizione fisica: 411 p. ; 17 cm
ISBN: 8838950067
EAN: 9788838950063
Data:2026
Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)
Paese: Italia
Sono presenti 6 copie, di cui 3 in prestito.
| Biblioteca | Collocazione | Inventario | Stato | Prestabilità | Rientra |
|---|---|---|---|---|---|
| Castel Goffredo | XX 853.9 MOL AND | CG-50622 | In prestito | 05/09/2026 | |
| Castiglione delle Stiviere - Arturo Sigurtà | XX ROMANZI STORICI MOL MAC | CS-9099352 | Su scaffale | Prestabile | |
| Gonzaga | L STORICO NARRATIVA ITALIANA MOL AND | GZ-47956 | In prestito | 29/08/2026 | |
| Solferino | LI MOL AND | SF-15927 | Su scaffale | Prestabile | |
| Pegognaga | XX 853.9 MOL AND | PG-47552 | In prestito | 31/08/2026 | |
| Suzzara Piazzalunga | XX ROMANZI STORICI MOLE MAC | SZ-84357 | Su scaffale | Prestabile |
Ultime recensioni inserite
E’ innegabile che Andrea Molesini tragga spunto dalla guerra per scrivere non pochi suoi romanzi; era già accaduto per quello d’esordio, cioè per Non tutti i bastardi sono di Vienna, trovando nuovamente conferma in La primavera del lupo, così come in Un’ombra sconsolata mi cerca. Appare evidente che un conflitto armato è il terreno ideale per mettere alla luce la natura umana, con tutti i suoi limiti, ma anche con tutti i suoi pregi.
In La macina della risacca troviamo un protagonista di particolare interesse, un uomo prossimo alla morte e che nel raccontare al figlio la sua esperienza bellica dopo l’8 settembre 1943, cerca di dargli quella crescita etica che in precedenza non ha saputo insegnargli. Se la storia di peregrinazione di questo maggiore della Regia Marina per sfuggire alla deportazione in Germania, percorrendo, quasi sempre a piedi, un itinerario che va dalla Liguria a Venezia ove ha casa sua sorella, apre scorci di intensa tensione, riservando però lo spazio per gli incontri con figure di tutto rilievo, la narrazione in ospedale al figlio presenta momenti in cui la ricerca dell’introspezione è meritevole della miglior considerazione e diventa il pregio dell’opera. Ne deriva una crescita comune, del figlio, ma anche del padre, e da quest’ultimo scaturisce un lungo testamento spirituale che è l’autentico messaggio del romanzo.
Oltre ai due protagonisti, Rolli che è il padre ed Andrea che è figlio,attori per così dire non principali sono Elvira, rispettivamente moglie e madre, ricoverata in una clinica a seguito di una grave depressione, e la dottoressa dell’ospedale, l’attraente Kaisermann, con cui il giovanotto allaccia una relazione senza speranza.
Padre, figlio e madre sono una famiglia, nel vento del tempo, un tutt’uno di cui non sapremo mai il cognome, come è logico per chi finisce per legarci affettivamente; i genitori sono protagonisti di un’epoca trascorsa, le ultime falene che bruciano la loro esistenza alla fine di un tempo che è solo il loro, ma che cercano di condividere con il figlio, che rappresenta l’oggi, ma anche il futuro, un futuro che si auspica non debba mai vedere guerre come quella che sconvolse l’Europa fra il 1939 e il 1945.
Benché l’opera sia permeata da un senso di morte, o almeno dal desiderio del malato terminale Rolli di togliere il disturbo anzitempo, il romanzo è in verità un canto alla vita, una perfetta antitesi della morte, in cui il vissuto del padre, narrato, non solo cerca di essere un supporto all’esistenza del figlio, ma è l’inconscio desiderio di tutti, cioè che qualcosa di noi rimanga in chi resta.
Da leggere.
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