LUIGI SAVORELLI

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Calcio! - Juan Esteban Constaín

Questo romanzo storico mi è molto piaciuto. Parla dell’Europa all’inizio del ‘500, del calcio e della partita giocata a Firenze in piazza S. Croce nel 1530 fra i repubblicani fiorentini, che si erano momentaneamente liberati dalla signoria dei Medici e gli assedianti spagnoli di Carlo V appoggiati da papa Clemente VII Medici.
Lo spunto che dà origine alla storia è una ipotetica disputa fra gli illustri accademici di Oxford e il prof. Arnaldo Momigliano, lì rifugiatosi per motivi razziale fuggendo dall’Italia fascista. Tutta la controversia è trattata con l’eleganza e l’ironia attribuita agli inglesi e il suo sviluppo cattura l’interesse fino all’ultima pagina. Una bella scrittura, ricca di invenzioni, mai banale, rende questo libro una occasione per rileggere la storia del nostro Rinascimento, tempo cruciale nella formazione della nostra cultura, e per riflettere su passione civile e sportiva.
Consigliato a chi desidera una lettura brillante, divertente e originale.

Ave Mary - Michela Murgia

Ave Mary - E la Chiesa inventò la donna
Michela Murgia
Non è un romanzo, non è una autobiografia e non è nemmeno un saggio: è un bellissimo racconto di Michela che parla di sé, del suo vissuto nella comunità di fede e del ruolo subordinato delle donne nel sistema di potere patriarcale della Chiesa.
Questa racconto critico passa attraverso l'esame della figura di Maria, archetipo e simbolo di tutte le donne, nella storia della cristianità. E'forte la tensione ad una fede "adulta" che attraverso l'emancipazione della donna porti ad una autenticità di testimonianza evangelica.
Questo libro mi ha catturato perché l'autrice porta in modo apparentemente semplice, ma profondo del sapere teologico, storico e sociale, il proprio vissuto nelle relazioni personali (famiglia, parrocchia, movimenti cattolici giovanili); ne esce un'intensa e problematica analisi del mondo della fede cristiana oggi: gli stereotipi imposti soprattutto alle donne per perpetuare il potere patriarcale tramandato.
Credo che l'analisi fatta in rapporto al potere della Chiesa possa essere in buona sostanza traslato al potere nella nostra società, tanto la fede cristiana ha informato di sè la cultura occidentale.
Se poi l'operazione di avvicinare la teologia alla nostra portata, si realizza con la bella scrittura, scorrevole, ricca di aneddoti, ironia e un pizzico di umorismo, allora dobbiamo veramente ringraziare Michela Murgia del dono che ci ha fatto con il suo libro.

L'elefante ha messo le ali - Antonio Armellini

L'elefante ha messo le ali
Antonio Armellini

In generale dell'India sappiamo poco, se non un vago convincimento di paese dalla profonda spiritualità, del mahatma Gandhi e della non violenza. Anche se ciò è vero, l'India è anche ben altro e credo che questo saggio, scritto dall'ex ambasciatore italiano, sia molto utile per cercare di comprendere meglio questo mondo così lontano, culturalmente e geograficamente, ma vicino ormai nella gente che incontriamo ogni giorno e nelle notizie di giornali e televisioni.
Il saggio è organizzato in capitoli che trattano i vari aspetti della realtà del sub-continente indiano: geografia, storia, composizione sociale, conflitti interni e di politica estera. Molto interessante l'approfondimento sociologico sui conflitti etnici, religiosi e politici così come lo studio degli strumenti di formazione del consenso che permettono alla democrazia indiana di mantenersi.
I capitoli della seconda parte trattano i problemi di politica estera e di collocazione internazionale, e il saggio diventa molto dettagliato e di lettura meno agevole e risente del momento in cui è stato scritto (anno 2008).
Credo che resti comunque un testo importante, serio e documentato per conoscere un poco l'India e superare qualcuno dei pregiudizi dovuti alla (mia) ignoranza.

Sono una vecchia comunista - Dan Lungu

Il libro racconta la vicenda umana di una donna cresciuta nella Romania di Ceausescu, costretta poi ad adattarsi nella difficile situazione economica post-comunista.
È una biografia, costruita per flashback, con ricordi e considerazioni a volte comici a volte amari.
Le riflessioni di Emilia, l'io narrante, prendono spunto da un confronto con la figlia Alice, emigrata in Canada, che da là vuole convincere la madre a non votare per gli ex comunisti alle imminenti votazioni politiche. Le riflessioni, a volte ironiche, a volte amare e dolorose, percorrono le esperienze della protagonista che si rifiuta di dichiarare il fallimento del comunismo quando lei, a quel mondo, si era faticosamente adeguata.
Il risultato è una serie di quadretti di vita popolare, dall'infanzia nel piccolo villaggio alla vita di fabbrica in città, i rapporti con la famiglia d'origine e la faticosa conquista della propria autonomia.
Tutti questi aneddoti ed episodi ci raccontano, insieme alla vita di Emilia, l'esperienza comune della gente comune sotto il regime.
Il linguaggio di Lungo riflette la cultura della protagonista, semplice, piano, discorsivo; quasi un parlarsi fra sé e sé, ed è reso vivace dalla spontaneità dei dialoghi e dalla semplicità delle considerazioni umane, politiche e sociali che danno sostanza al testo.
È un libro che consiglio di leggere soprattutto perché ci fa conoscere meglio storia e cultura di tanti immigrati rumeni che arrivano nella nostra comunità. Sapere aiuta a capire, che è la condizione per costruire relazioni umane di amicizia e solidarietà.
"… Ci avviamo verso il mio alloggio, nella zona industriale. Sanda è ancora immusonita, non ha digerito il mio scherzo. Dice che ormai mi credo una di città. Il mio alloggio non è lontano dalla fabbrica dove lavoro. Mi hanno assunta un anno fa. Per la prima volta nella vita ho i miei soldi e ne sono molto orgogliosa. Mi sono comprata perfino dei vestiti. Quelli vecchi cominciavano a sembrarmi un po' troppo vecchi. Si sta costruendo moltissimo, ci sono cantieri dappertutto, quindi la strada da fare è tutt'altro che piacevole. Ci sono fosse da scavalcare, tubi da saltare, cavi da scansare. Stanno costruendo palazzi di quattro piani per gli operai che lavorano in zona. Quando piove è un disastro. l'unico modo per evitare di sporcarmi di fango è fare il giro dalla tangenziale. Divido la stanza con tre ragazze. Domani Adriana parte per andare a trovare i genitori, perciò Sanda può dormire nel suo letto. Dovremo stringerci solo stanotte. Non è proprio come da zia Lucretia, ma non è male.
"Per due giorni la città è tutta nostra" le dico. "Pensa a cosa ti va di fare."
"Voglio che mi porti a vedere il treno."
"Vedrai che da qui si sente. Ma ti ci porterò comunque per fartelo toccare" ...

Nella quiete del tempo - Olga Tokarczuk

“Il tempo del macinacaffè di Misia”
“Gli uomini credono di vivere più intensamente degli animali, delle piante, e a maggior ragione delle cose. Gli animali intuiscono di vivere più intensamente delle piante e delle cose. Le piante sognano di vivere più intensamente delle cose. Quanto alle cose durano, e questa durata è più vitale di tutto il resto.
   Il macinacaffè di Misia aveva visto la luce per opera di mani sconosciute, che avevano unito il legno, la porcellana e l’ottone in un unico oggetto. Legno, porcellana e ottone avevano materializzato l’dea del macinare. Macinare chicchi di caffè e poi versarci acqua bollente. Non c’è nessuno a cui sia possibile attribuire l’invenzione del macinacaffè, dal momento che l’atto del creare non è che l’evocazione di ciò che esiste al di fuori del tempo, cioè da sempre. L’uomo non è in grado di creare dal nulla, questa è una prerogativa divina.
   Il macinacaffè ha una pancia di porcellana bianca con una apertura in cui un cassettino di legno raccoglie il frutto del lavoro. Sulla pancia è incastrato un cappello di ottone munito di manovella che termina con una impugnatura di legno. Il cappello ha una cavità chiusa in cui si versano i tintinnanti chicchi di caffè.
   Il macinacaffè aveva visto la luce in qualche manifattura, poi era finito in una casa, dove sempre prima di mezzogiorno macinava il caffè. Lo stringevano mani calde e vive. Lo premevano contro un petto nel quale, sotto il percalle o la flanella, batteva un cuore umano. Poi la guerra nel suo impeto lo aveva trasferito dal sicuro ripiano della cucina in una scatola con altri oggetti, in borse da viaggio e sacchi, in vagoni dove la gente si spingeva in preda al panico di fronte a una morte violenta. Il macinacaffè, come ogni altra cosa, assorbiva tutta la confusione del mondo: immagini di treni bombardati, pigri rigagnoli di sangue, case abbandonate nelle cui finestre giocherellava ogni anno un vento diverso. Assorbiva il calore dei corpi umani che si andavano raffreddando e la disperazione di chi abbandona ciò che gli è familiare. Le mani lo sfioravano e gli trasmettevano un’incalcolabile quantità di emozioni e pensieri. Il macinacaffè li accoglieva: ogni materia deve infatti avere la capacità di trattenere quanto è sfuggevole e transitorio.
   …”

Si possono raccontare con leggerezza anche le vicende più terribili, c’è compassione nel descrivere le azioni più turpi, poesia e fede nel vivere con la consapevolezza di far parte del mondo e di non conoscerne il senso fino in fondo. Tutto questo e altro nel bellissimo racconto che parte dal piccolo villaggio di Prawjek, il centro dell’universo, per toccare poi sogni e mondi differenti, popolati da arcangeli, destini, boschi e incubi, fino al grande “Ignis fatuus ovvero Gioco istruttivo per un solo giocatore” che ciascuno di noi è chiamato a giocare nella sua vita.
Da leggere con calma, quando si sia liberi da altri impegni, con accanto matita e quaderno perché ogni pagina suggerisce riflessioni.

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