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Campagna dell'esercito napolitano dal 1 ottobre 1860 fino al cominciamento dell'assedio di Gaeta narrata da un testimone oculare
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Anonimo

Campagna dell'esercito napolitano dal 1 ottobre 1860 fino al cominciamento dell'assedio di Gaeta narrata da un testimone oculare

Passerino Editore, 09/02/2016

Abstract: "Campagna dell'Esercito Napolitano" (titolo esteso: "Campagna dell'Esercito Napolitano dal 1 ottobre 1860 fino al cominciamento dell'assedio di Gaeta") è il racconto dettagliato di un anonimo testimone oculare datato 1861, probabilmente un cronista del genio militare Borbonico. Un racconto struggente tra speranza e decadimento di un Regno, quello dell'Italia meridionale, ormai al tramonto — sotto l'avanzata del fuoco Piemontese.   "I fuochi nemici eransi alquanto affievoliti: un'ultima resistenza a superar restava, un ultimo sforzo, ed il giglio Borbonico sarebbe riapparso minaccioso sui tetti di Santa Maria, e Francesco II avrebbe forse riacquistato il trono di Napoli! Ma, quell'ultima resistenza non fu superata, quell'ultimo sforzo non si fece ed i Regi, stanchi e scoraggiati, davansi celeramente a ripiegare; mentre il Genio della Libertà sulle batterie nemiche riaccendeva gli animi, ed animava i fuochi, che immediatamente riprendevano la loro intensità" (Estratto 1).   "L'alba del giorno 21 fatale ispuntava, e lanciava fra il Volturno e Gaeta l'inatteso segnale di ben tristi giorni, sorgendo inesorabile a determinare la caduta della Borbonica Dinastia" (Estratto 2).

La Guerra di Amedeo Bruni
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Bruni, Francesco

La Guerra di Amedeo Bruni

27/01/2016

Abstract: E' una intervista che il figlio, Ufficiale dei paracadutisti, fa al proprio padre, Maresciallo Maggiore dei Carabinieri decorato di medaglia d'Argento al Valore Militare, per conoscere le vicissitudini del proprio genitore nella 2^ Guerra Mondiale. In particolare sulla guerra Italo-Etiopica del 1935 - 36 ( dove ricevette la decorazione), sulla campagna in Grecia dal 1941 - 42 ed, in fine, sul periodo trascorso come partigiano nell'entroterra marchigiano.

Onore al soldato Napoletano
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Cardillo, Massimo

Onore al soldato Napoletano

13/02/2016

Abstract: i soldati Napoletani del regno delle due Sicilie che fino alla fine del regno del 1860 servirono la corona e la Nazione Napoletana con un'incrollabile fedeltà. "Viva ò REE'"

Marzo 1943
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Finzi, Roberto

Marzo 1943

CLUEB, 18/02/2013

Abstract: Vista in una prospettiva più ampia di quanto la storiografia a essa dedicata abbia in genere fatto, spogliata da ogni elemento mitico o propagandistico, quella del marzo 1943 fu una lotta che per diversi aspetti segnò fortemente il cammino successivo della storia italiana e il volto della Repubblica che dalle rovine del fascismo scaturì.

Pavia alla fine del Duecento
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Bertoni, Laura

Pavia alla fine del Duecento

CLUEB, 18/02/2013

Abstract: La seconda metà del Duecento è stata interpretata dagli storici come una fase di trasformazione della civiltà comunale, con l'inversione di un secolare trend di crescita verso la cosiddetta "crisi del Trecento". Gli studi dedicati a questo importante snodo non ne hanno tuttavia esaurito la complessità, lasciando ampi margini di approfondimento, in particolare per ciò che riguarda la stretta connessione tra riassetto produttivo e commerciale, mutamento del tessuto sociale e cambiamenti politici. Pavia, nei decenni finali del secolo, stava affrontando una fase di rallentamento della propria economia e significative trasformazioni del profilo istituzionale. Lo studio di questa città ha costituito un valido terreno di ricerca per indagare questo controverso periodo: i segnali dei lenti mutamenti in atto sono emersi dalla lettura delle fonti, svelando il manifestarsi di un nuovo atteggiamento adottato dai cittadini nelle loro strategie d'investimento e di un più attento intervento da parte delle istituzioni, il Comune e la Mercanzia. Di fronte ai primi segnali di cambiamento, la reazione pavese si orientò verso l'intensificazione nello sfruttamento delle risorse del contado, la migliore strutturazione del profilo produttivo e la difesa degli spazi commerciali. Questi cambiamenti non furono disgiunti dalla parallela definizione, all'interno del Comune, di nuovi assetti istituzionali e di un rafforzamento dell'organizzazione mercantile, ai quali si accompagnò la progressiva affermazione della famiglia Beccaria con la conquista di una posizione di preminenza e la costituzione di una "proto signoria" dotata di una rappresentatività sociale molto alta. La vicenda che interessò Pavia si dimostra un valido esempio di come, a fronte di un percepibile rallentamento della congiuntura di fine secolo, le città dell'Italia settentrionale fossero ben lungi dall'aver esaurito le proprie risorse e seppero incanalare le tensioni verso la sperimentazione di nuovi equilibri.

L'artigiano della pace
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De Maria, Carlo (a cura di)

L'artigiano della pace

CLUEB, 18/03/2013

Abstract: La vita e le esperienze di Dante Cruicchi (1921-2011) costituiscono un osservatorio privilegiato e un punto di vista di grande interesse sulla storia del Novecento europeo e non solo. Cruicchi, giovanissimo, vive l'esilio antifascista in Francia insieme alla sua famiglia; nei primi anni Quaranta è arruolato nelle truppe italiane di stanza nei Balcani; dopo l'8 settembre attraversa l'odissea per molto tempo taciuta degli internati militari italiani nei campi di concentramento del Terzo Reich; nell'immediato dopoguerra si impegna in politica tra i comunisti emiliani; negli anni Cinquanta e Sessanta approfondisce la passione per il giornalismo politico e di inchiesta, lavorando come inviato in Africa, Asia e America Latina. Fin da allora internazionalismo e pacifismo si intrecciano nel suo lavoro politico-culturale, rispecchiandosi anche nell'intensa opera svolta nelle amministrazioni locali, soprattutto a partire dalla metà degli anni Settanta, quando viene eletto sindaco di Marzabotto e poi segretario generale dell'Unione mondiale delle città martiri. Al Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto e all'Istituto storico provinciale della Resistenza di Bologna è apparso doveroso occuparsi presto della sua figura, impedire che con la sua scomparsa, si cominciasse a stendere su quella vita il cono d'ombra della memoria labile e della dimenticanza che non è cosa rara che nel nostro paese avvenga. Avete in mano il frutto di questa decisione. Un'articolazione di saggi che sfaccettano un'esistenza plurale percorsa da un'unica corrente ideale, da un fuoco battagliero contro ogni forma di ingiustizia, dovunque si venisse a conoscere che si verificasse e senza attendere i tempi giusti e opportuni, perché e potrebbe essere il motto di Dante Cruicchi, si è sempre in ritardo nei confronti delle sofferenze e delle ingiustizie che l'umanità sa infliggersi e che solo l'umanità stessa può provare a redimere.

Il conflitto sociale. Dagli albori della sindacalizzazione alla trasformazione delle campagne
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Dondi, Mirco

Il conflitto sociale. Dagli albori della sindacalizzazione alla trasformazione delle campagne

Archetipo Libri, 12/11/2012

Abstract: Caratteri dell'agricoltura e della sua prima sindacalizzazione; la lunga vita della "questione agraria"; l'agricoltura capitalista e la bracciantizzazione; i nuovi proprietari e la meccanizzazione; agli albori della sindacalizzazione; le lotte di fine secolo: Molinella diventa un caso nazionale; lo scenario del primo decennio del xx secolo: la nascita della Federterra, la migliore organizzazione degli scioperi, l'area bolognese come terreno di prova; compare il boiccottaggio, la forma piu' estrema di agitazione; Molinella: il modello politico-amministrativo; il mezzadro dalla quiete alla lotta; da Molinella parte la sindacalizzazione dei mezzadri; 1914: la prima lunga vertenza mezzadrile e il suo tragico epilogo. Dalla grande speranza alla repressione fascista; interludio bellico; il biennio rosso: la campagna bolognese come questione nazionale; 1919: l'alleanza braccianti – mezzadri sposta gli equilibri; 1920: la prova di forza dei leghisti; il concordato paglia-calda; la reazione squadrista; regime fascista e soffocamento del conflitto. Resistenza e dopoguerra; resistenza, alleanze, rivendicazioni; tra violenza e contrattazione: contro il nemico perfetto; fantasma della mezzadria e tregua mezzadrile. La guerra fredda nelle campagne; la battaglia per il rispetto dei contratti di mezzadria, progetti di riforma, prime evoluzioni; la nuova strategia dei braccianti dinanzi agli scioperi del 1947; riscontri quantitativi del peso politico e sindacale; il nodo strutturale della disoccupazione bracciantile; collocamento e imponibile di manodopera; scontro frontale e scissione sindacale; maggio-giugno 1949: lo sciopero bracciantile nazionale piu' lungodella storia; 12 maggio 1949: Molinella, la scissione socialdemocratica; 16 e 17 maggio: Molinella, i giorni degli scontri; le conseguenze dell'uccisione e i costi dello sciopero; lavoratori e scioperanti: liti continue. Ultime lotte e rapide trasformazioni; l'attacco alla manodopera: frazionamento dei terrreni, riassetto della proprieta', riduzione della superficie coltivata e cambio di coltura; il bracciantato nella grande trasformazione; la mezzadria nella grande trasformazione.

Francesco Scotti: Il combattente, il politico, l'uomo
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Cervetti, Gianni (a cura di)

Francesco Scotti: Il combattente, il politico, l'uomo

Archetipo Libri, 17/02/2014

Abstract: La biografia di Francesco Scotti è, a tutti gli effetti, uno squarcio sulla storia del Novecento. O, per dirla altrimenti, la vicenda politica e umana, che è qui approfonditamente raccontata attraverso gli scritti di Ercole Ongaro, Giorgio Cosmacini, Federico Caneparo, Laurana Lajolo e Giuseppe Scotti, non può essere né trascurata, né accantonata pena l'incomprensione di gran parte e, per conseguenza o per facile trasposizione, di tutto quello che Eric Hobsbawn ha definito il "secolo breve", cioè l'intenso e travagliato periodo storico che sta tra il 1914 e il 1989. È vero, Scotti essendo nato alla vigilia della prima guerra mondiale (1910) ed essendo prematuramente scomparso nel 1973, non ha vissuto neppure fino al termine del "breve" secolo. Tuttavia, egli è stato partecipe dei momenti più infimi e di quelli più elevati, delle cadute e delle rinascite, delle tragedie e delle grandezze del Novecento.

Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino
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Borgomaneri, Luigi

Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino

Archetipo Libri, 20/02/2014

Abstract: Attraverso una documentazione assolutamente inedita e la testimonianza di Lamberto Caenazzo, all'epoca giovanissimo partigiano del popolare quartiere milanese del Giambellino, Luigi Borgomaneri ricostruisce la figura e le imprese – a tutt'oggi dimenticate e incredibili, se non fossero documentate, – di Carlo Travaglini, un maturo intellettuale di origine tedesca che, espulso dalla Germania negli anni Trenta dopo essere stato rinchiuso in un lager, nella Milano occupata dai nazisti si beffa per mesi di Wehrmacht e Gestapo, alternando a spericolate azioni il salvataggio dalla deportazione di centinaia tra operai, ebrei e ex prigionieri di guerra alleati, finché, scoperto, continua la sua lotta contro il nazifascismo in una formazione partigiana nel Lecchese. Una biografia, quella di Travaglini, che nella sua unicità e nel suo divenire partigiano offre a Borgomaneri materia per ritornare sul tema della "scelta" al di fuori di schemi e rimandi ideologici o di partito, ragionando al contempo sulla necessità inderogabile di sottrarre la storia della resistenza a censure, a enfatizzazioni e soprattutto "all'oleografia a tutto tondo della madre di tutti i revisionismi, quella delle ricostruzioni a posteriori di partito e ufficiali".

L'Italia liberale
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Baravelli, Andrea

L'Italia liberale

Archetipo Libri, 26/07/2011

Abstract: L'esperienza liberale costituisce uno dei momenti cruciali della storia italiana: sessanta anni nei quali non solo si viene forgiando uno Stato unitario doposecoli di divisioni e di conflitti, ma prende forma una media potenza europea avviata verso l'industrializzazione e la modernizzazione. A queste luci però fanno riscontro notevoli ombre, relative ai limiti dello sviluppo economico, alla ristrettezza delle basi sociali dello Stato, alle contraddizioni dei rapporti tra governanti e governati, alle fratture tra le diverse aree del paese, alle incertezze della politica estera. Da questointreccio di nodi irrisolti derivano le cause che porteranno alla crisi irreversibile e all'avvento del fascismo. Di questa complessa vicenda rende conto questo nuovo profilo storico che alla sintesi degli avvenimenti e dei temi storiografici più significativi, aggiunge una ragionata raccolta di fonti e documenti, accuratamente commentati. Uno strumento scientifico e didattico di grande versatilità, che offre anche un'antologia di brani, relativi al dibattito storiografico, grazie ai quali il lettore può derivare differenti percorsi didattici ed orientarsi nell'ampia produzione critica.

Il Risorgimento nella storia d'Italia
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Casalena, Maria Pia

Il Risorgimento nella storia d'Italia

Archetipo Libri, 14/06/2011

Abstract: l Risorgimento è stato il processo costitutivo dello Stato nazionale italiano. Ma esso è stato anche un elemento centrale nella cultura dell'Italia unita, e per molto tempo un suo potente fattore identitario. Questo volume offre non solo una rapida sintesi dei fatti che hanno dato luogo al processo risorgimentale in sé, ma anche una rassegna, corredata da ampi brani, delle definizioni e delle polemiche storiografiche che si sono succedute nell'arco del secolo e mezzo trascorso dall'Unità. Dai primi politici, uomini di Stato, garibaldini, che hanno intessuto l'apologia dei principali partiti, fino alla storiografia degli ultimi anni, che ha "riscoperto" il Risorgimento come scena complessa, animata da molti attori e immersa in una pluralità di discorsi politici e identitari.

Le donne che fecero l'impresa. Nessun pensiero è mai troppo grande
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Autrici varie

Le donne che fecero l'impresa. Nessun pensiero è mai troppo grande

Loggione, 14/02/2016

Abstract: Emilia, Romagna, Bologna, quali sono le prime cose che vi vengono in mente sentendo pronunciare queste tre parole? Università, quindi cultura, eccellenza nel cibo e nell'industria. La nostra è una regione industriale, molti dei marchi che hanno portato e continuano a portare la fama e il prestigio dell'Italia nel mondo sono nati qui e qui hanno prosperato. E quando si parla di industria, di capitani d'industria, di cavalieri del lavoro, di solito si parla di uomini, che con la loro inventiva e il loro lavoro hanno reso possibile tutto questo. E le donne? Che ruolo hanno avuto le donne nell'industria? Di loro non si parla mai, come se non fossero esistite, relegate a ruolo di comprimarie o nell'ombra dei mariti dietro ai quali, come da proverbio, possono trovare la loro grandezza. Assieme ad alcune scrittrici ci siamo impegnate in una ricerca e abbiamo scoperto che non è così, in realtà molte delle industrie presenti sul nostro territorio sono state o direttamente fondate da donne, o ispirate dalle donne della famiglia, oppure portate avanti e fatte prosperare dalle mogli dopo il decesso dei mariti industriali. "Le donne che fecero l'impresa": impresa come società ma anche come duro lavoro per affermarsi in un mondo prettamente maschile. Come avrebbe potuto nascere la Max Mara se il Cav. Achille Maramotti non fosse cresciuto avendo come esempio la madre Giulia Fontanesi Maramotti, fondatrice di una scuola di modellistica? Che ne sarebbe stato della Minganti se Gilberta Gabrielli Minganti non ne avesse preso saldamente le redini alla morte del marito? E cercando nella storia ne troviamo tante: Ada Masotti, fondatrice de La Perla, e più indietro nel tempo Elisabetta Sirani, che fondò addirittura una scuola di pittura per donne in un'epoca in cui alle stesse era negato l'accesso alle arti. E molte altre ne abbiamo trovate in tutti i settori dell'eccellenza industriale del territorio, dal forno di Stella Rigosi Pedrazzi ai pizzi della Aemilia Ars della Lina Bianconcini Cavazza, dai cappelli di Isotta Zerri all'organizzazione delle lavoratrici di tabacco di Anna Quintavalla, dal ristorante di Carla Cenacchi all'atelier delle Sorelle Fontana, fino alla scuola guida di Luciana Gatti Emiliani. Queste sono solo alcune, ma ci vorrebbero diversi volumi per elencare tutte Le Donne che fecero l'Impresa.

Un'odissea partigiana. Dalla resistenza al manicomio
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Franzinelli, Mimmo - Graziano, Nicola

Un'odissea partigiana. Dalla resistenza al manicomio

Feltrinelli Editore, 11/02/2015

Abstract: A ridosso della Liberazione la magistratura processa centinaia di ex partigiani, accusati di gravi reati commessi durante la lotta clandestina e nell'immediato dopoguerra. Sono perlopiù imputazioni relative a casi di "giustizia sommaria" contro persone sospettate di spionaggio, coinvolte nell'apparato repressivo fascista o comunque invise ai patrioti. Per diverse decine di imputati la strategia difensiva – impostata da Lelio Basso, Umberto Terracini e da altri avvocati di sinistra – punta a mitigare le pene mediante il riconoscimento della seminfermità mentale. Quando poi, dall'estate del 1946, l'amnistia Togliatti apre le porte alla grande massa dei fascisti condannati o in attesa di giudizio, anche i partigiani beneficiano del provvedimento, dal quale è tuttavia esclusa la detenzione manicomiale. Ex partigiani perfettamente sani di mente devono dunque adattarsi alla detenzione in strutture dove gli internati non hanno diritti e sono sottoposti a quotidiane vessazioni. All'esterno le famiglie, i comitati di solidarietà democratica e singoli militanti cercano – con esiti alterni – di mantenere i rapporti con i parenti o i compagni di militanza politica. In alcuni casi la macchina manicomiale mina la salute mentale degli ex partigiani e li porta alla tomba anzitempo. Tornano finalmente alla luce – dai documenti inediti custoditi all'Opg di Aversa, dove i partigiani internati furono aiutati dal giovane attivista comunista Angelo Jacazzi – oscure vicende della lotta di liberazione e della guerra civile, affrontate dalla magistratura (passata indenne dal regime fascista a quello democratico) con estrema severità e quindi coperte dal velo dell'oblio, e si ripercorrono problematici itinerari individuali dentro le carceri e i manicomi, nell'Italia della Guerra fredda. Quella dei partigiani in manicomio era rimasta una pagina sconosciuta della storia italiana nel secondo dopoguerra, fino a oggi. "Amnistie e indulti aprono le porte alla massa dei fascisti, a quelli già condannati come ai tanti in attesa di giudizio; anche molti resistenti beneficiano del provvedimento, che tuttavia esclude la detenzione manicomiale. Negli anni cinquanta, i 'pazzi per la libertà' sono pertanto rinchiusi in strutture opprimenti, privati di diritti e sottoposti a ordinarie vessazioni."

La destra siamo noi
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Pansa, Giampaolo

La destra siamo noi

Rizzoli, 12/02/2015

Abstract: Su alcune figure non esistono dubbi. Fra gli antenati della destra italiana troviamo Giovanni Guareschi, il comandante Junio Valerio Borghese, Giorgio Almirante, Franco Freda, Indro Montanelli. Possiamo domandarci se a loro sia giusto affiancare i democristiani Mario Scelba e Amintore Fanfani, grandi manager come Eugenio Cefis e Cesare Romiti, un eroe civile come Giorgio Ambrosoli, un leader nascente come Matteo Salvini. Ritiene di s Giampaolo Pansa, rovesciando un luogo comune che considera la destra una piccola parrocchia di pochi fanatici e di bombaroli neri. Gli avversari l'hanno sempre dipinta così. Tanto da spingere molti elettori moderati, conservatori o nostalgici del fascismo a pensare che la loro parte politica non fosse necessaria alla democrazia, mentre lo erano i cattolici e i comunisti. Pansa ribalta il verdetto che giudica senza patria milioni di italiani. Lo fa sin dal titolo del suo nuovo libro: La destra siamo noi. Non è un brillante paradosso. È la sintesi di una verità: pure chi si schiera dietro una bandiera che la maggioranza rifiuta, appartiene alla storia italiana. Anche perché tutti siamo un po' di destra e su alcune questioni in modo deciso. Del resto gli esseri umani hanno un connotato comune: la doppiezza, una natura ibrida capace di passare da un'opinione a quella opposta. Allora perché negare che la destra abbia lo stesso diritto di esistere che la sinistra riserva soltanto a se stessa? Il realismo sfacciato di Pansa, autore estraneo ai califfati culturali, ci presenta un affresco dell'Italia costruito su storie e personaggi in apparenza contradditori. In queste pagine scompare la frontiera che separa l'ideologia e le sue gabbie di carta dai fatti della vita, i crimini politici dalle bizzarrie che nascono nel lato oscuro di ciascuno. Qui il lettore troverà anche casi estremi. La maîtresse in gramaglie per la chiusura delle case di tolleranza. Il travestito che si porta a letto un senatore democristiano. L'orrore che strazia una squillo missina. L'amore proibito tra la ragazza nera e quella rossa. Sino all'enigma della strage di Bologna: un'apocalisse fascista o una rappresaglia dei palestinesi? La destra siamo noi ci fa riscoprire settant'anni di vita italiana oggi confinati nel buio. Un'epoca in fondo più rassicurante di questo 2015, così carico di pessimi presagi.

Alpi di guerra, Alpi di pace. Luoghi, volti e storie della grande guerra sulle Alpi
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Ardito, Stefano

Alpi di guerra, Alpi di pace. Luoghi, volti e storie della grande guerra sulle Alpi

Corbaccio, 15/01/2015

Abstract: NEL CENTENARIO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE UN LIBRO SUI LUOGHI, I VOLTI E LE STORIE DI GUERRA SULLE ALPI.Un secolo fa la Grande Guerra ha insanguinato l'Europa. Nelle terribili battaglie combattute sui fronti della Somme, della Galizia, dell'Isonzo e del Carso hanno perso la vita milioni di ufficiali e soldati. Altri milioni di uomini sono stati mutilati o feriti. Sul fronte alpino, dal Passo dello Stelvio alle Alpi Giulie, sono state combattute battaglie ad alta quota, tra pareti di roccia e ghiacciai, hanno emozionato generazioni di Europei. Sulle Dolomiti, sull'Adamello, sul Pasubio, sullo Jôf di Montasio e su decine di altri massicci, i militari italiani e austro-ungarici hanno costruito sentieri di arroccamento e vie attrezzate, caserme e fortezze, teleferiche e caverne artificiali. Cannoni e mitragliatrici sono stati issati fin sulle vette più alte. Oggi, mentre le trincee del Fronte occidentale e del Carso sono state riassorbite in un paesaggio di pace, le Alpi centrali e orientali sono diventate un grande museo all'aria aperta, percorso ogni anno da decine di migliaia di turisti, escursionisti e alpinisti. Ma esplorare trincee, bunker, musei e gallerie non basta. Per capire la tempesta che ha sconvolto tra il 1915 e il 1918 le Alpi occorre conoscere gli eventi, i loro protagonisti e le loro passioni, il mondo che li circondava. In questo libro Stefano Ardito racconta con intensità e partecipazione diciassette episodi del conflitto, e permette agli appassionati di montagna e di storia di emozionarsi e di capire. Perché comprendere il passato serve a costruire un'Europa di pace.

L'eco di uno sparo
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Zamboni, Massimo

L'eco di uno sparo

Einaudi, 31/03/2015

Abstract: "Questa è la storia di mio nonno Ulisse e dei suoi sparatori che si spararono tra loro. Il racconto di ciò che ha innescato quei colpi in canna, e di ciò che è stato dopo. L'eco di uno sparo non si quieta mai". Il 29 febbraio 1944 Ulisse, squadrista, membro di un direttorio del fascio, viene ucciso dai Gruppi di Azione Patriottica. Pochi mesi prima erano morti i sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti. Il 16 marzo 1961, diciassette anni dopo, il gappista Soragni, nome di battaglia Muso, sarà vittima dell'odio covato nel tempo da un compagno militante e amico, assieme a lui responsabile dell'uccisione di Ulisse. La storia è lineare solo quando scegliamo di raccontarla cosí, ma gli eventi si affastellano in un ordine che, quando ti riguarda da vicino, non è necessariamente quello cronologico. Cosí è per chi cerca di capire le ragioni del sangue, quando il sangue degli oppressori si mescola a quello degli oppressi. E l'eco di quegli spari accompagna Massimo Zamboni nella sua indagine attraverso due secoli per ricostruire una storia che lo riguarda molto da vicino, anche se gli è stata sempre taciuta. "Di mio nonno, due sole cose possedevo: il nome, Ulisse, che io porto come secondo, e che sempre ho dovuto considerare come un intruso, una parte sconosciuta di me; e una giacca, un tessuto ruvido di lana, il nero orbace della sua divisa autarchica. Niente di piú, prima di questo libro". Questa indagine lo porta a respirare polvere negli archivi cercando di decifrare le calligrafie ostili dei registri parrocchiali; lo porta sulle colline reggiane a intervistare i superstiti; lo porta sulla tomba dei fratelli Cervi - sette, come sette erano i fratelli B*, l'agiata famiglia a cui apparteneva il bisnonno Massimo. Una storia che chiedeva di essere raccontata, rimasta sepolta insieme alle tante storie rimosse di questo Paese. Un libro sofferto, inconsueto, che è insieme una presa d'atto, un amaro bilancio e una terrestre ballata incantatrice. La memoria va trasmessa, ci dice Massimo Zamboni, e "tocca ai nipoti tramandare, sottraendo ai genitori un compito che non avrebbero potuto svolgere con giustezza".

Non avevo sei anni ed ero già in guerra
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Giani Gallino, Tilde

Non avevo sei anni ed ero già in guerra

Einaudi, 31/03/2015

Abstract: Le vicende, narrate in uno stile insolito, a volte scanzonato e ironico, a volte dolente e accorato, riguardano un periodo di undici anni, dal 1934 al 1945, dal prima al dopo guerra. La bambina è coinvolta in vari eventi. Nell'estate del 1943 è a Trana dove l'esercito tedesco sta per fucilare per rappresaglia una persona alla quale è molto affezionata, e lei stessa implora il comandante tedesco di non ucciderla. Nessuno verrà fucilato, ma lei e i suoi genitori sono presi in ostaggio. Nel 1945 la Wehrmacht in rotta occupa la sua casa di sfollata. A guerra finita tornerà in città. Ma solo per assistere alla morte delle due persone che ama di piú. È il suo "Ragnarök", la morte dei suoi dèi, dopo un "gelido inverno durato tre anni". Troverà un rilevante sostegno negli scrittori del "secolo d'oro della letteratura russa": veri maestri di vita.

Mangia con il pane. Storia di mio padre, il comandante Paolo
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Farinetti, Oscar - Bailo, F. (a cura di) - Bailo Fabio

Mangia con il pane. Storia di mio padre, il comandante Paolo

Mondadori, 27/03/2015

Abstract: "La vita è un film a lieto fine, basta restare onesti e non mollare mai" amava ripetere Paolo Farinetti, il "comandante Paolo" che, a capo della XXI brigata Matteotti "Fratelli Ambrogio", combatté i nazifascisti sulle colline delle Langhe durante la Resistenza. E infatti, lui non ha mai mollato, né allora né dopo. Perché Paolo, quella scelta di battersi per la giustizia e per la libertà l'ha fatta una volta per tutte. Nato da poverissimi contadini su quelle colline della "malora" rese celebri da Fenoglio, il ventenne Paolo, colpito da una brutta peritonite, alla fine del 1943 rifiuta di tornare sotto le armi e sceglie di diventare un "ribelle" e di "salire in montagna". Dove l'iniziale avversione per la retorica guerrafondaia del fascismo matura presto in una coscienza politica chiarissima: lui e i compagni che hanno condiviso la sua scelta sono lì perché vogliono un'Italia diversa, più libera e giusta. Dapprima inquadrato nelle formazioni autonome del comandante "azzurro" Mauri, Paolo, con un'intuizione decisiva, sposta il teatro operativo del suo gruppo dalla montagna alle più familiari colline albesi e alla bassa Langa, dove può contare non solo sulla conoscenza del territorio ma soprattutto sul sostegno della "sua" gente pronta a offrirgli collaborazione, riparo, cibo, abiti, informazioni. Diventato il carismatico "comandante Paolo" grazie alla capacità di conciliare il coraggio indomito con la prudenza e l'umanità, compie gesta tanto spericolate ed eclatanti da suscitare presto intorno a lui e alla sua brigata un alone di leggenda. Anche perché usa la forza solo se necessario, preferendo catturare prigionieri da scambiare piuttosto che uccidere. Sono imprese giudicate quasi impossibili, come i sabotaggi alla linea ferroviaria che porta ad Asti, o che hanno il sapore della beffa, come la liberazione dal carcere del capoluogo langhese di una dozzina di partigiani condannati a morte, messa a segno senza sparare un solo colpo. E poi, nell'ottobre 1944, la partecipazione alla prima occupazione di Alba, durata solo ventitré giorni, ai quali seguirono i rastrellamenti a tappeto e le ritorsioni dei nazifasciti in un autunno e un inverno durissimi. Fino al successivo tentativo di riprendere la città, azione durante la quale una sventagliata di mitra lo colpisce a una gamba. E proprio da ferito, su una scalcinata ambulanza, entrerà in Alba, definitivamente liberata il 26 aprile 1945. La sua epopea rivive oggi nel racconto appassionato e appassionante che ne fa il figlio Oscar, che per la prima volta dà voce ai ricordi di quei mesi, ascoltati dalla viva voce del padre, rivelando alcuni particolari inediti del "tesoro della IV armata" e del controverso episodio della rapina del '46 in cui lui fu ingiustamente coinvolto. Quel padre che partigiano lo è stato per sempre, le cui regole di vita erano semplici ma inderogabili: le persone sono più importanti delle cose, i dubbi sono meglio delle certezze e le critiche meglio dell'adulazione, distingui tra il difficile e l'impossibile e sappi individuare le priorità, non mollare mai. Regole riassumibili in quel "mangia con il pane", il mantra che Oscar si è sentito ripetere spesso dalla nonna paterna Teresa, vero filo rosso di una filosofia di vita che attraversa le generazioni della famiglia Farinetti.

La Resistenza perfetta
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De Luna, Giovanni

La Resistenza perfetta

Feltrinelli Editore, 25/03/2015

Abstract: Sono decenni, ormai, che la Resistenza è sottoposta a uno scrutinio costante da parte di storici, ma anche di giornalisti e opinionisti. E se una volta poteva essere provocatorio fare le pulci al mito dei partigiani e parlare di guerra civile mettendo sullo stesso piano le fazioni in lotta, oggi molta di questa vulgata è diventata un sottofondo dato quasi per scontato. Il rischio è che ci dimentichiamo, e le giovani generazioni non sappiano mai, quanto di nobile, puro e davvero all'altezza del suo mito c'è stato nella lotta partigiana. Nel settantesimo anniversario della Liberazione, Giovanni De Luna ha voluto mettere di nuovo a punto un'immagine della Resistenza che si stava offuscando. Con grande efficacia, De Luna ha scelto una storia, un luogo, alcuni personaggi: un castello in Piemonte, una famiglia nobile che decide di aiutare i partigiani, la figlia più giovane, Leletta d'Isola, che annota sul suo diario quei mesi terribili ma anche meravigliosi in cui comunisti e monarchici, aristocratici e contadini, ragazzi alle prime armi e ufficiali dell'ex esercito regio lottarono, morirono, uccisero per salvare la loro patria, la loro libertà, il futuro di una nazione intera. Mesi in cui, tra il cortile della sua villa di famiglia e le montagne tutt'attorno, si formò veramente quell'unità che diede origine al mito della Resistenza. Certo, quell'unità e quella tensione ideale furono di breve durata, e a partire dal 25 aprile del 1945 ognuno avrebbe percorso la sua strada. Ma per Leletta, e per tantissimi italiani, restò sempre nella memoria il ricordo di una "Resistenza perfetta", non come ideale irraggiungibile, ma come concreta realizzazione, capace di salvare la patria. Lavorando con grande acume storico a cavallo tra dimensioni locali e grandi scenari, e tra storie personali e dibattiti storiografici, De Luna ci restituisce la consistenza storica di un movimento che fu davvero una lotta per la libertà, in cui si impegnarono italiani di ogni provenienza, ceto e credo politico, capaci di riscattare con il loro impegno e i loro sacrifici (a volte tremendi) una nazione intera, umiliata dal fascismo e dalla guerra.

Nella notte ci guidano le stelle. La mia storia partigiana
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Del Boca, Angelo - Franzinelli, M. (a cura di) - Franzinelli Mimmo

Nella notte ci guidano le stelle. La mia storia partigiana

Mondadori, 14/04/2015

Abstract: "Io non combatto per la mia patria, combatto per mia madre, per rivedere il suo viso." A settant'anni dalla Liberazione, queste parole del diario partigiano inedito di Angelo Del Boca gettano nuova luce sulla storia, il dramma e le ragioni dei molti giovani nati tra le due guerre che, ricattati e mandati allo sbaraglio dalla Repubblica sociale, scelsero la montagna come estremo gesto di fedeltà ai più profondi valori umani e affettivi, contro la retorica fascista del credere-obbedire-combattere, gli orrori della guerra civile e la barbarie dell'occupazione tedesca. Aspirante scrittore che affonda lo sguardo in sé stesso e in ciò che lo circonda, il diciannovenne Del Boca annota scrupolosamente ogni fase delle peripezie del giovane alpino rimpatriato nell'estate del 1944 dall'addestramento militare in Germania nelle file della divisione Monterosa, schierata nell'appennino ligure-emiliano come forza antiguerriglia: la scelta della libertà e la fuga, l'impatto traumatico con la diffidenza e il disprezzo del capo di una formazione garibaldina, l'arrivo a Bobbio (Piacenza) e l'inserimento nella 7a brigata alpini Aosta del comandante Italo. Il diario parla di marce, pioggia, neve, fame, freddo, sonno, paura, vergogna, e di nostalgia di casa, di ricordi d'infanzia, di foto, occhi e sorrisi di ragazze che accendono la fantasia e il desiderio, di qualche bacio rubato, di una irresistibile e pervasiva sete di amore e normalità. Della costante insidia delle spie, della temibile offensiva dei "mongoli" della divisione Turkestan inquadrati nelle milizie nazifasciste, che nell'ultima decade di novembre investì e travolse le postazioni dei patrioti. E dell'odissea dei gruppi di ribelli impegnati in un massacrante andirivieni tra pianura e montagna per sottrarsi alla morsa dei rastrellatori, in un inverno nevoso e rigido, tra scontri a fuoco e lotta quotidiana per la sopravvivenza, sino al 31 dicembre 1944 e all'arrivo nel castello di Lisignano, dove il giovane partigiano trova finalmente un rifugio ospitale e, come in un bel sogno, la donna della sua vita. Nella notte ci guidano le stelle, un titolo ispirato alla suggestiva ballata russa Katiuscia che rende appieno il senso del viaggio dentro l'oscurità, orientato solo da luci lontane e da impulsi interiori, è un libro di grandissima intensità emotiva, perché è – anche – il racconto della straordinaria e tragica formazione di un uomo, lungo quel cammino tortuoso e straziante che portò alla conquista della libertà. Angelo Del Boca (Novara 1925), saggista e storico del colonialismo italiano, ha insegnato storia contemporanea all'università di Torino. È stato insignito di tre lauree honoris causa dalle università di Torino (2000), Lucerna (2002) e Addis Abeba (2014). Tra le sue numerose e importanti opere ricordiamo: L'altra Spagna (1961), I figli del sole (1965), Giornali in crisi (1968), I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia (1996), Il mio Novecento (2008), La guerra d'Etiopia. L'ultima impresa del colonialismo (2010), Da Mussolini a Gheddafi: quaranta incontri (2012). Da Mondadori ha pubblicato: Gli italiani in Africa Orientale (4 voll., 1992-1996), Gli italiani in Libia (2 voll., 1993-1994), L'Africa nella coscienza degli italiani. Miti, memorie, errori, sconfitte (2002).